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Venosa è un comune di 12.160 abitanti in provincia di Potenza nell'area del Vulture. É uno dei 37 comuni menzionati dall'associazione "I borghi più belli d'Italia", assieme ad altri tre della regione: Acerenza, Castelmezzano e Guardia Perticara.[1] modifica Geografia e climaCircondata da una rigogliosa vegetazione, la cittadina è situata al margine nord-orientale della Basilicata, su una delle alture dell’Appennino lucano, vicino al confine con la Puglia. La sua altezza sul livello del mare è di 415 metri. Il clima è piuttosto temperato, con inverni abbastanza rigidi ed estati calde. Le distanze dalle principali città centro-meridionali sono:
modifica Storiamodifica Antichità
Bassorilievo Romano a Venosa, probabilmente dedicato a Cicerone
Le tracce rinvenute (risalenti a circa 600.000 anni fa) certificano la presenza umana nel territorio di Venosa sin dai tempi della Preistoria. Gran parte di queste testimonianze si trovano al "Parco Paleolitico" di Notarchirico, un'area non molto lontana dal centro. La cittadina venne fondata dagli antichi Romani nel 291 a.C. con il nome Venusia, dopo aver cacciato i Sanniti dal suo territorio e ne fecero una colonia, ove si trasferirono circa 20.000 persone. Entrata a far parte dell'impero romano, la città ricevette il titolo di Municipium (città romana), conferendo il diritto di voto e di cittadinanza ai suoi abitanti. Diverse le ipotesi per l’antica Venusia. Raccoglie maggior credito quella che ritiene la città fondata in onore della dea dell’amore, Venere (in latino Venus, anche tramite il trasformato fenicio Benoth). Per altri, l’origine del nome è nell’abbondanza e bontà dei suoi vini (vinosa), oppure nelle vene d’acqua di cui è ricca o, ancora, nel clima ventilato (ventosa). Dopo l'occupazione romana, Venosa acquisì un grande sviluppo, data la sua collocazione privilegiata nella Via Appia (una delle più importanti vie di comunicazione dell'antichità), che collegava Roma a Brindisi. Nel 65 a.C., in questo comune nacque e visse la propria adolescenza Quinto Orazio Flacco, uno dei più illustri poeti dell'epoca antica, il quale emigrò, in seguito, a Roma. Nei primi periodi dell'avvento del cristianesimo (intorno al 70 d.C.), in questa cittadina si insediò una delle prime comunità ebraiche in Italia, che riuscì ad integrarsi con la popolazione locale. Infatti, basti pensare che la collina della Maddalena presenta nelle sue cavità sia sepolture semite che cristiane. Nel 114 d.C. venne aperta la via Traiana, che collegava Benevento e Brindisi ma non toccò Venusia, portando conseguenze economiche svantaggiose per la città. modifica MedioevoCon la caduta dell'impero romano ed il conseguente l'avvento dell'era medievale, Venosa vide l'arrivo di numerose popolazioni barbariche e fu soggetta a ripetute occupazioni a partire dal V secolo d.C.. Nel 476 d.C. gli Eruli di Odoacre invasero la cittadina mentre i Goti, nel 493 d.C., la trasformarono in un centro amministrativo, politico ed economico, anche se in seguito conferirono questo titolo ad Acerenza. Tra il 570 ed il 590 d.C., i Longobardi la elessero Gastaldato mentre nell'842 la città venne saccheggiata dai Saraceni, i quali a sua volta furono cacciati da Ludovico II, imperatore del Sacro Romano Impero. Seguirono i Bizantini, che vennero poi sconfitti, durante la battaglia del fiume Olivento, dai Normanni di Arduino nel 1041. Durante il dominio normanno, Venosa venne assegnata a Drogone d'Altavilla. Da segnalare anche la presenza dei Greci intorno al 980 d.C., testimoniata del monastero di "San Nicola di Morbano". Nel 1133, Venosa fu saccheggiata e data alle fiamme da Ruggero II di Sicilia. Con la venuta degli Svevi, Federico II fece costruire un Castello, eretto in un luogo ove esisteva un fortilizio Longobardo del XI secolo, a cui assegnerà la funzione di Tesoro del Regno (Ministero delle Finanze). Dal 1200, il Castello divenne il convento dei Frati Agostiniani, passato poi ai Salesiani ed infine ai Padri Trinitari, che ancora oggi albergano in questa edificazione. Intorno al 1177, circa lo stesso periodo dei Frati Agostiniani, vi era la presenza di monache nel "Monastero di San Benedetto". Nel 1232, nasce a Venosa il futuro imperatore svevo Manfredi, figlio di Federico II e Bianca Lancia. Successivamente arrivarono nella città gli Angioini e nel 1304, l'imperatore Carlo D'Angiò assegna Venosa con titolo comitale al figlio Roberto, detto "Il Saggio". modifica RinascimentoDopo un continuo avvicendarsi di signori feudali, la città venne concessa come feudo agli Orsini nel 1453. Passata a questa nobile famiglia, fu portata in dote nel 1443 da Donata Orsini al duca Pirro Del Balzo, che fece costruire il Castello (dal 1460 al 1470) e la Cattedrale di Sant'Andrea (di cui si conosce solo la data di terminazione, 1502, e di consacrazione, 1531). Dopo gli Angioini, si stanziarono gli Aragonesi della famiglia Gesualdo, che divennero, nel 1561, feudatari e principi di Venosa, rendendo questa cittadina un importante centro di attività culturali, intellettuali e artistiche. Fu in questo periodo che visse il principe Carlo Gesualdo, musicista tra i più prestigiosi del suo tempo ma anche tra i più discussi. Infatti si dice che abbia assassinato nel Castello la sua sposa (nonché cugina) Maria d'Avalos, rea di averlo tradito con il duca di Andria, Fabrizio Carafa. Nel 1589, secondo le norme del Concilio di Trento, il monastero femminile "Santa Maria della Scala" viene trasferito e costruito al di fuori delle mura della città. Nel tardo Rinascimento, nacque il futuro cardinale Giovanni Battista De Luca nel 1614, il quale si trasferì successivamente per studiare a Salerno e a Napoli per poi stabilirsi a Roma, ove ricevette la nomina di cardinale dal papa Innocenzo XI. Nel 1647, Venosa prese parte alla rivolta masaniellana, guidata in Basilicata da Matteo Cristiano. modifica Dal settecento ad oggiIn entrambi i secoli, il feudo di Venosa venne affidato a varie famiglie nobili, come i Ludovisi e i Caracciolo. Sul finire del '700, i Rapolla ed altri galantuomini venosini elaborano la costituzione della municipalità repubblicana, la quale venne ostacolata dalle rivolte del popolo, creandò così un forte conflitto tra le due parti. Nel 1808, Venosa divenne la terza città con più possedimenti della Basilicata, dopo Melfi e Matera, oltre ad avere diritto attivo e passivo nel Parlamento Nazionale Napoleonico. Nel 1820, ebbe anche un piccolo ruolo nelle sommosse contadine e nei moti carbonari. Tra i venosini si rese protagonista Luigi La Vista, poeta e scrittore di sentimenti liberali, il quale venne ucciso durante queste insurrezioni sulle barricate a Napoli da una guardia svizzera il 15 maggio 1848. Tra il gennaio e il luglio del 1849, Venosa registrò probabilmente il periodo più nero della sua storia contemporanea. Si instaurò un durissimo astio tra possidenti terrieri, chi era favorevole alla cessione di quote di terre ai contadini e chi invece era contrario. Il disaccordo sfociò in una vera e propria guerra civile, aggravata da interessi politici e vendette. Il conflitto venne bruscamente represso e molte persone (gran parte innocenti) finirono nelle segrete del Castello. Nel 1861 fu occupata dai briganti del rionerese Carmine Crocco, i quali, dopo aver sconfitto la guarnigione della Guardia Nazionale venosina, furono accolti e appoggiati dalla popolazione locale. Nel 1866, nacque a Venosa Vincenzo Tangorra, deputato del Partito Popolare e ministro del Tesoro durante il primo governo Mussolini. Nel 1889, Giustino Fortunato ricevette la cittadinanza onoraria per il suo impegno profuso nella costruzione della linea ferroviaria Rocchetta-Gioia del Colle. A partire dal novecento, Venosa non registrò avvenimenti piuttosto eclatanti. Tuttavia bisogna ricordare che nel 1908 ci fu il passaggio dall'illuminazione a petrolio e gas a quella elettrica mentre nel 1946, terminata la seconda guerra mondiale, il referendum istituzionale del 2 giugno registrò 3.047 voti per la monarchia e 2.959 per la repubblica. Nel 1992 venne celebrato il bimillenario della morte di Orazio Flacco. modifica Evoluzione demograficaAbitanti censiti modifica Monumenti e luoghi di principale interessemodifica Architetture religiosemodifica Complesso della SS. Trinità
Costruito ove, in tempi remoti, esisteva un tempio pagano dedicato alla dea Imene, il Complesso della SS. Trinità è un'attrazione che comprende due chiese. La Chiesa Antica (o Chiesa Vecchia) risale all'epoca paleocristiana, sebbene venne, in seguito, modificata e restaurata dai Longobardi e dai Normanni. La Chiesa ospita la tomba degli Altavilla e della moglie ripudiata di Roberto il Guiscardo, Aberada. La Chiesa Nuova (o Chiesa Incompiuta) venne iniziata tra l'XI e il XII secolo per ampliare quella antica, sfruttando i materiali sotratti all'anfiteatro romano, ma la sua edificazione non fu mai portata a termine. modifica Cattedrale di Sant'Andrea
Anch'essa venne edificata secondo il volere di Pirro del Balzo, tra il 1470 e il 1502 e fu consacrata il 13 marzo 1531. Per favorirne la sua costruzione, venne demolita la Chiesa di San Basilio, assieme alle botteghe e alle abitazioni circostanti. L'interno del monumento è suddiviso in due piani e tre navate, adornate con archi a sesto acuto. Nella navata destra figura la Cappella del SS. Sacramento, decorata con un arco caratterizzato da putti, candelabri e festoni. Al piano inferiore si trova la cripta che ospita la tomba di Maria Donata Orsini, moglie di Pirro del Balzo. modifica Chiesa del PurgatorioCostruzione in stile barocco e chiamata anche Chiesa di San Filippo Neri, venne innalzata nel 1679 per volere dei "Confratelli del Monte dei Morti", i quali diedero anche il sostegno economico per la sua edificazione. Sul portale d’ingresso si trova un'incisione ove è scritta una frase del poeta Orazio, "Pulvis et umbra". Si suppone che abbia partecipato al progetto un architetto di Roma mandato dal cardinale Giovanni Battista De Luca. Al suo interno vi sono un polittico del seicento di autore ignoto, raffigurante la creazione del mondo e tele di Carlo Maratta del XVIII secolo. modifica Santa Maria della ScalaInnalzata nel 1589 ad opera del vescovo Rodolfo da Tussignano e fino al 1868 ospitava quaranta monache cistercensi. La chiesa conserva le reliquie di San Teodoro. modifica S. MartinoDi origine medievale (1262), è situata in un vicolo della parte antica di Venosa. modifica San DomenicoFu costruita nel 1348, la chiesa conserva l’annesso convento che si estendeva col giardino fino a piazza Orazio. modifica San RoccoFu costruita nel 1501, dopo una pestilenza che infestò la città, in onore di San Rocco (patrono di Venosa) che avrebbe protetto la città dalla peste. modifica San BiagioMonumento rinascimentale che presenta i medaglioni laterali raffiguranti lo stemma di Pirro del Balzo e lo stemma dei principi Ludovisi. modifica San Giovanni BattistaCostruita intorno al 1500, conserva la statua di S. Antonio, che viene onorato il 13 giugno. modifica Architetture civilimodifica Palazzimodifica Palazzo CalviniCostruito nel seicento, venne poi modificato e restaurato nel settecento e nell'ottocento. Al suo interno si trova una tavola di marmo chiamata "I Fasti Municipali", ove vi sono incisi nomi di magistrati romani dal 34 al 28 a.C. Attualmente è la sede del comune della cittadina. modifica Palazzo del BalìLa sua edificazione risale al XV sec. e la sua restaurazione venne effettuata dal Balì dei Cavalieri di Malta. modifica Palazzo De LucaEretto intorno al cinquecento e appartenuto alla nobile famiglia De Luca. modifica Palazzo del CapitanoSul margine del vallone Ruscello ingloba parte delle antiche mura cittadine. modifica Fontanemodifica Fontana AngioinaVenne eretta nel 1298, in onore di Carlo D'Angiò, il quale soggiornò a Venosa nel settembre 1271 e nel guigno 1272. Presenta due leoni in pietra (provenienti dalle rovine romane) posti alle estremità, una parte di colonna romana posta al centro (poco distante da essa) e ventidue piuoli in pietra che separano la piazza del Castello dalla Fontana. modifica Fontana di Messer OtoCostruita tra il 1313 ed il 1314 per rendere omaggio al sovrano Ruggero D'Angiò. É sormontata da un grande leone di pietra, sottratto ad una costruzione romana della città, e nella parte posteriore è corredata di una larga vasca, che a suo tempo veniva sfruttata come lavatoio pubblico. modifica Fontana di San MarcoRisalente a fine cinquecento, venne così definita dall'omonima chiesa che sorgeva di fronte. modifica Architetture militarimodifica Castello Aragonese
Venne costruito nel 1470 per ordine del duca Pirro del Balzo, nel punto ove sorgeva l'antica Cattedrale e, ancor prima, vi era un sistema di cisterne di età romana, i cui resti sono osservabili nel cortile del castello. Nel seicento, il castello da fortezza fu trasformato in dimora signorile da Carlo ed Emanuele Gesualdo. Ha una pianta quadrata, con torri a forma di cilindro ed è circondato da un fossato mai riempito d'acqua. Al suo interno vi sono la Biblioteca Comunale e il Museo Archeologico. modifica Siti archeologicimodifica Parco ArcheologicoSituato vicino alla Chiesa Incompiuta, conserva testimonianze comprese tra il periodo repubblicano e l’età medievale. É possibile rimirare il complesso termale, articolato in diversi ambienti come il “frigidarium”, composto da un mosaico pavimentale raffigurante animali marini e il “calidarium”, per il bagno caldo con in mostra piccoli pilastri in mattone. Si prosegue per il complesso episcopale della SS. Trinità, contenente al centro una vasca battesimale a forma esagonale, preceduta da tre piccole navate, in una delle quali è ricavata una seconda vasca battesimale cruciforme. modifica Catacombe EbraicheSono situate sulla collina della Maddalena, in una zona periferica di Venosa. Datate tra il IV e il VI secolo d.C. secondo la documentazione epigrafica, furono scoperte nel 1853 e divennero oggetto di studio sistematico a partire dal 1974. Sono composte da una serie di corridoi lungo i quali si possono ammirare le sepolture e le iconografie di questo popolo. Accanto alle catacombe ebraiche, vi è un'altra struttura che ospita quelle cristiane; ciò è una delle prove che gli ebrei riuscirono a convivere pacificamente con la popolazione locale. modifica Area archeologica di Notarchirico
Scoperta nel 1979, è situata nella periferia di Venosa, è costituita da testimonianze risalenti all'era paleolitica (tra 600.000 e 300.000 anni fa). Si possono trovare resti di animali di grossa taglia come elefanti, bisonti e rinoceronti. Di tracce umane è stato scoperto un femore di femmina adulta della specie Homo Erectus. Inoltre è stata rinvenuta una sequenza stratigrafica composta da oltre undici livelli riferibili al Paleolitico inferiore e databili tra 600.000 e 300.000 anni fa. Il sito paleontologico (assieme a quello di Loreto) potrebbe essere la seconda attrazione turistica lucana ad ottenere, dopo i Sassi di Matera, il riconoscimento di "Patrimonio mondiale dell'umanità" dall’Unesco[2]. modifica L'Anfiteatro Romano
Fossile di un cranio d'elefante a Notarchirico
Costruito tra il I ed il II secolo d.C., è stato privato di molte opere e ornamenti, attualmente collocati in altri monumenti di Venosa (molti furono sfruttati per erigere la Chiesa Incompiuta). Il primo scavo venne commissionato dai Borboni nel XIX secolo, ove vennero trovati una serie di bronzi, monete, terrecotte ma, per abbandono, i ruderi furono risotterrati. Solamente nel 1935 fu riportato il tutto alla luce. L'Anfiteatro Romano ha una forma elittica, su tre piani, in parte costruiti fuori terra e in parte realizzati tagliando a terrazze il terreno in cui sorge. L'asse maggiore misura 70 m mentre l'asse minore 40 m. Esaminando questi dati, si ritiene che questa struttura accogliesse a suo tempo circa diecimila spettatori. Il livello più basso è quello dell'arena, ove si trova la terrazza del "podio" per i personaggi importanti. Vi sono altri due livelli, sostenuti da tre ambulacri concentrici: il primo livello detto "ima cavea" e il secondo livello "media cavea" ed il terzo "summa cavea". modifica Museo Archeologico
Inaugurato nel 1991 ed ubicato nel Castello Aragonese, il museo archeologico contiene svariati reperti di diverse civiltà ed epoche storiche. Si apre con una sezione dedicata alla Preistoria, ove sono custodite testimonianze che vanno dal Paleolitico inferiore all'età del Bronzo. Contiene altre cinque sezioni, che vanno dalla fase preromana al periodo normanno. Tra i reperti più distintivi sono da citare la Testa di Diadumeno (appartenente ad una statua perduta, nonché una copia di Diadumeno di Policleto); un frammento della Tabula Bantina, lastra in bronzo con testi legislativi scritti in osco e un askos (vaso schiacciato di origine greca) a decorazione policroma rinvenuto a Lavello. modifica Eventimodifica Storico-culturali ed enogastronomici
modifica Religiosi
modifica Prodotti e piatti tipiciVenosa, assieme ad altri comuni del Vulture come Barile, Melfi, Rionero, Acerenza, Ripacandida e Rapolla, produce l'Aglianico del Vulture, vino di pregiata qualità che ha ricevuto il marchio DOC il 18 febbraio del 1971 ed è considerato uno dei migliori vini rossi italiani. Il vitigno venne portato in Italia dai Greci e i Romani lo sfruttarono per produrre il vino Falerno. Per questo, Venosa ha anche ospitato diverse edizioni dell'Aglianica, manifestazione vinicola a livello nazionale che promuove il prodotto locale (altri comuni ove si è tenuto l'evento sono Rionero, Barile e Melfi). Rinomato è anche l'olio extravergine, prodotto anch'esso in altre zone del Vulture, che si fregia del marchio DOP per decreto ministeriale del 25 marzo 2005. Venosa ha anche dei piatti tipici:
modifica Sport e Associazioni SportiveLe attività sportive più rappresentative del comune di Venosa sono il calcio e la pallavolo. L'Associazione Calcio Horatiana Venosa (conosciuta semplicemente come Horatiana Venosa) fu fondata nel 1989. La squadra viene retrocessa nell' Eccellenza regionale al termine del Campionato 2007-2008. Le partite si svolgono nello stadio comunale "Michele Lorusso", ubicato accanto alla via Appia e dotato di un campo di erba sintetica di ultima generazione. La capienza totale è di 1300 posti a sedere, ove 800 sono nella tribuna coperta e 500 nella tribuna scoperta. Per il calcio a 5 vi è l'associazione Venosa Calcio a 5 Il Grifo, fondata nel 1999 e che milita nel girone D della serie D. Per quanto riguarda la pallavolo, Venosa è rappresentata dall'Associazione Sportiva Dilettantistica Venosa Volley (abbreviata in Venosa Volley), anch'essa fondata da un gruppo di amici amanti dello sport nel 1989, la quale rappresenta più di 100 iscritti e milita nei vari campionati provinciali. Attualmente non ha una palestra fissa per gli allenamenti e le partite. Altro sport praticato è il tennis, rappresentato dalla società Circolo Tennis Venosa. Infine sono presenti alcuni impianti sportivi come una pista di atletica leggera di recente costruzione (dove sono stati realizzati 2 primati nazionali), un palazzetto dello sport, all' interno del quale si svolgono tantissime attività sportive, dal calcio a 5 alla pallavolo, passando per il tiro con l' arco e il ping-pong, fino a giungere ai voli con gli elicotteri elettrici e con le moto da cross al crossodromo Carpe Diem, abbastanza rinomato in tutta Italia. Le strutture di atletica leggera e il palazzetto dello sport sono gestite dall' A.S.D. Essedisport. modifica Dialetto VenosinoLa parlata locale ha molti tratti in comune con il dialetto parlato nella provincia di Bari, sebbene mantenga delle proprie peculiarità. Una rilevante caratteristica è la pronuncia indistinta delle vocali finali e, spesso, anche di quelle interne. La vocale i accentata viene pronunciata con un suono indistinto tra e ed i, ad esempio viulèin (violino), mentre la o, in molte parole, viene emessa con il suono di una u aperta, ad esempio monn (mondo). Come molti dialetti meridionali, la lenizione è una delle peculiarità fonologiche del dialetto venosino, che trasforma la c in g ('ngamèin = in cammino), la p in b (cambàn = campana) e la t in d (fundàn = fontana). In molti vocaboli la d viene sostituita dalla r, come Runàt (Donato), la l dalla u, se seguita dalla c palatale, vedi sauzéizz (salciccia), e la geminata ll in dd, cangidd (cancello). Il dialetto locale comprende vari termini di origine latina come cràje (domani), che deriva dalla parola latina cras; accattà (comprare) da accaptare; abbuscà (guadagnare) da buscar. Altri derivano dalla lingua greca come attàne (padre) da attà o làgana (tipo di tagliatella larga e corta) da làganon, in greco pasta a sfoglia, mentre altri ancora provengono dalla lingua francese come a ccère (di fronte), dal termine antico chiere. Tipici detti e proverbi:
modifica Amministrazione comunaleSindaco: Carmine Miranda Castelgrande (centrosinistra) dal 13/06/2004 modifica Personalità legate a Venosa
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