Veneto.html

 
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Coordinate: 45°30′N 11°45′E / 45.5, 11.75


Regione del Veneto
Veneto - Bandiera
Veneto - Stemma
Stato: bandiera Italia
Zona: Italia nord-orientale 
Capoluogo: Venezia
Superficie: 18.391 km²
Abitanti: 4.845.832  (31-03-2008)
Densità: 263,5 ab./km²
Province: stemma Belluno
stemma Padova
stemma Rovigo
stemma Treviso
stemma Venezia
stemma Verona
stemma Vicenza
Comuni: Elenco dei 581 comuni
Politica
Presidente: Giancarlo Galan (Il Popolo della Libertà)
(dal 1995)
Giunta: Il Popolo della Libertà
Consiglio
({{{seggi}}} seggi):
Ultime elezioni: 4 aprile 2005
Prossime: 2010
Note:

Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale:Veneto

Il Veneto (pronuncia Vèneto) (Vèneto /'vɛːneto/ in veneto) è una regione dell'Italia nord-orientale con 4.845.832 abitanti[1] e con capoluogo Venezia. Confina a est con il Friuli-Venezia Giulia e con il Mar Adriatico (Golfo di Venezia), a nord con l'Austria (Tirolo e Carinzia), a nord-ovest con il Trentino-Alto Adige, a ovest con la Lombardia, a sud con l'Emilia-Romagna.

Grazie al suo patrimonio paesaggistico, storico, artistico ed architettonico, il Veneto è, con oltre 60 milioni di turisti all'anno[2], la regione più visitata d'Italia. Le lingue più parlate sono il veneto e l'italiano. In alcune aree sono parlate il ladino, il friulano e il cimbro. La proposta di legge volta a tutelare la lingua veneta come espressione del patrimonio culturale dei Veneti è stata approvata dal consiglio regionale a stragrande maggioranza il 28 marzo 2007[3]. Il Veneto, insieme alla Sardegna, è una delle due regioni italiane che vede i suoi abitanti riconosciuti ufficialmente come popolo[4].

Indice

modifica Bandiera e stemma

Il leone alato, simbolo di Venezia

Il più antico gonfalone e simbolo di Venezia era probabilmente costituito da una croce dorata in campo azzurro (i colori dell'Impero Bizantino, di cui la città faceva formalmente parte).

Con la traslazione in città del corpo dell'evangelista san Marco e la sua adozione a santo patrono della città e dello Stato, si prese a raffiugurare il santo in figura umana negli stemmi e nei gonfaloni pubblici.

La prime raffigurazione di san Marco in forma di leone alato furono adottate nel 1261[5], quando con la caduta dell'Impero latino Venezia strinse maggiori rapporti con l'Egitto, terra il cui sultano, Baybars, innalzava un leone passante quale stemma, e il porto di Venezia antica, città di cui il santo era stato primo papa. In quest'epoca la raffigurazione preminente era quella del leone in proleca.

A metà del XVII secolo si iniziò poi ad esporre gonfaloni nei quali campeggiava il classico leone marciano passante con libro e spada. Nella stessa epoca tale iconografia venne in generale adottata quale simbolo dello Stato.

Il gonfalone presentava il leone marciano su campo azzurro bordato di croci e decorazioni dorate su fascia rossa. Le sei fiamme rappresentavano i sei sestieri della città (oggi, nell'attuale gonfalone della Regione Veneto compaiono invece una fascia per ciascuna provincia).

Le navi della flotta usavano invece esporre lo stesso gonfalone, ma con campo rosso (come nell'attuale gonfalone della città di Venezia), colore sin dall'epoca romana associato alla forza militare.

Il leone marciano compariva poi inquartato anche nel tricolore dell'effimera Repubblica di San Marco, durante i moti risorgimentali del 1848.

Venne inoltre utilizzato per la bandiera delle Isole Ionie, antico possedimento veneziano, sotto protettorato inglese prima come Repubblica delle Isole eolie (1800-1807 e 1815-1817) e successivamente come Unione delle Isole Jonie (1817-1864). Nella bandiera di questi due stati il leone reggeva un uccello,tipico di Verona,chiusa su sette frecce che simboleggiavano le sette isole (Corfù, Cefalonia, Zante, Santa Maura, Itaca, Cerigo e Paxos). Nella bandiera dell'Unione venne aggiunta nel cantone la Union Flag britannica[6].

modifica Geografia

Per approfondire, vedi la voce Zone altimetriche d'Italia.
Il Veneto per Zone Altimetriche
Il Garda nei pressi di Malcesine

Con una superficie di 18.390 km², il Veneto costituisce l'ottava regione italiana per superficie. Il punto più a settentrione è Cima Vanscùro (al confine con l'Austria) e il punto più meridionale è costituito dalla Punta di Bacucco. Il suo territorio è morfologicamente molto vario, con una prevalenza di pianura (56,4%), ma anche estese zone montuose (29,1%) e, in minor misura, collinari (14,5%). L'unitarietà del territorio veneto può essere individuata nella pianura e nelle montagne che la delimitano a nord, alimentandola con numerosi fiumi che scendono nel mare Adriatico tra la foce del Tagliamento e il delta del Po. I confini terrestri vengono individuati da elementi naturali di tipo idrografico (Po, Tagliamento, Livenza), ma anche di tipo orografico (come ad esempio i contrafforti a nord dell'altopiano di Asiago, o il monte Baldo). Un altro elemento geografico caratterizzante il territorio veneto è il bacino idrografico del Piave, interamente racchiuso entro i confini della regione.

modifica La fascia costiera: il delta del Po e le lagune

Avvicinandosi al mare la pianura si confonde con alcune delle zone anfibie più interessanti ed estese d'Italia. In passato queste erano comprese in un unica grande laguna che andava dalla Romagna sino al Friuli. Attualmente, si distinguono in particolare il Delta del Po e la Laguna Veneta, limitata a sud dalla foce del Brenta presso Chioggia e a nord dal fiume Sile, che scorre nell'antico alveo del Piave; più a nord si trova invece la laguna di Caorle.
Per il resto, la costa si presenta ovunque come bassa e sabbiosa, cosa che ovviamente ha favorito il turismo balneare.

modifica La pianura veneta

Paesaggio lagunare nei pressi di Burano

La pianura veneta è stata (ed è tutt'ora) resa tale e ingrandita grazie all'intervento di alcuni fra i più importanti fiumi italiani: da sud a nord, si ricordano il Po, l'Adige, il (o la) Brenta, il (o la) Piave, la Livenza e il Tagliamento. Favoriscono l'agricoltura una fitta rete di canali artificiali che spesso sfruttano l'acqua proveniente dalla fascia delle risorgive che caratterizza la media provincia di Treviso.
Il Polesine, zona pianeggiante in provincia di Rovigo compresa tra il fiume Adige e Po, presenta delle caratteristiche peculiari, essendo la sua altitudine media inferiore ai 30 m. Questo ha reso necessario l'edificazione di argini per i grandi fiumi, nei quali le acque scorrono ad un livello spesso superiore a quello della pianura circostante. Tuttavia, la presenza abbondante di acqua, ha reso questo tratto di pianura molto fertile.

modifica La collina

Le colline di Treviso viste dal Monte Cesen

Le colline venete appartengono principalmente alla fascia che si allunga ai piedi delle prealpi. Gran parte dei rilievi sono di origine orogenetica e possono essere considerati fenomeni periferici al sollevamento delle Alpi. Per questo motivo, si dispongono spesso in modo parallelo alle stesse prealpi. Per fare alcuni esempi, si ricordano le colline che da Bassano del Grappa proseguono fino a Vittorio Veneto, passando per Asolo e Conegliano. Interessante il caso del Montello, collina isolata a sud del Piave e comunque coinvolto nel fenomeno di orogenesi di cui si è appena parlato.
Di diversa formazione sono, invece, le colline che si trovano allo sbocco delle valli dell'Adige e del Piave, formatesi da depositi accumulati da ghiacciai quaternari (si tratta dunque di rilievi morenici).
Differente ancora è l'origine dei Colli Berici e dei Colli Euganei, gruppi isolati nel mezzo della pianura veneta. I primi, situati a sud di Vicenza, sono una continuazione della Lessinia e presentano caratteristiche simili a questa, con rocce di tipo vulcanico. I Colli Euganei, in provincia di Padova, sono di natura prettamente vulcanica, cosa comprovata anche dalla formazione conica degli stessi e dalla fitta presenza di sorgenti termali.

modifica La montagna

modifica Le prealpi

Val delle Mure vista dalla cima del Monte Grappa

Il ripiegamento ed il sollevamento di strati sedimentari marini ha formato quella lunga catena di rilievi, dette prealpi venete, caratterizzata dall'alternarsi di massicci e vasti altipiani. La catena fa da corona alla pianura e si estende dal lago di Garda sino al confine con il Friuli-Venezia Giulia, dove è continuata dalle prealpi carniche.
Tra le i massicci e le località più importanti, sono da ricordare la Lessinia, l'altopiano dei Sette Comuni, il massiccio del monte Grappa, la catena del monte Cesen, il Nevegal e infine l'altopiano del Cansiglio e l'Alpago. Le cime superano di rado i 2.000 m e raggiungono il loro massimo con il Col Nudo (2.472 m).

modifica Le Dolomiti

Il Monte Pelmo, massiccio dolomitico nel quale si nota la stratificazione rocciosa

La montagna veneta è rappresentata per il 70% dalle Dolomiti della Provincia di Belluno. Quest'area, di particolare valore paesaggistico e naturalistico, ma anche turistico, include note vallate e regioni quali il Cadore, il Comelico, l'Ampezzano e l'Agordino. Questi rilievi, appartenenti ai gruppi orientali e meridionali delle Dolomiti, non formano vere e proprie catene montuose, ma si presentano più spesso come massicci isolati di roccia calcareo-dolomitica. L'orogenesi alpina ha sollevato e frantumato coltri di rocce organogene (coralli, alghe, conchiglie) isolandole in banchi solitari, da cui la tipica stratificazione delle pareti.
Sovente le cime superano i 3.000 m s.l.m. e culminano con i 3.342 m della Marmolada. Altri massicci degni di nota sono le Tre Cime di Lavaredo, l'Antelao, il Pelmo, le Tofane, il Cristallo, il Sorapiss e il Civetta.

modifica Territori

Provincia di Belluno Provincia di Vicenza Provincia di Verona
Agordino
Ampezzo
Alpago
Cadore
Cansiglio
Feltrino
Altopiano dei sette comuni
Colli Berici
Marcesina
Bassa veronese
Lessinia
Valpolicella
Garda-Baldo
Provincia di Venezia Provincia di Treviso Provincia di Rovigo
Delta del Po
Veneto Orientale
Quartier del Piave Polesine
Transpadana Ferrarese

modifica Aree naturali protette

Le pareti sud del gruppo della Schiara, nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi
Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi:

Con una superficie di 31.500 ha circa, il parco delle dolomiti bellunesi comprende le montagne situate a Nord della Valbelluna e del feltrino, caratterizzate da pascoli d'alta quota e rocce dolomitiche.
Tra i luoghi da vedere, vanno ricordati la Val Canzoi, le marmitte del Brenton nella Valle del Mis, le cime dolomitiche della Schiara e del Pelf, i pascoli erbosi dei Piani Eterni e la Certosa di Vedana.

La Tofana di Rozes
Parco delle Dolomiti d'Ampezzo:

Il Parco delle Dolomiti d'Ampezzo occupa un'area di circa 11.200 ha. Tra le cime dolomitiche più famose si possono trovare le Tofane, le Tre Cime di Lavaredo, il Lagazuoi.
Esso nasce nel 1990 a Nord del comune di Cortina d'Ampezzo, lungo il confine con il Trentino-Alto Adige. All'interno del parco vi sono ben 11 rifugi. Ci sono 4 valli principali e numerosi sono i corsi d'acqua: torrenti, laghi, sorgenti e cascate. Caratteristiche sono anche le formazioni geologiche del parco. Dei 112 km² del parco circa 1/4 è costituito da riserve.

Panorama dal Venda
Parco Regionale dei Colli Euganei:

Questo parco ha un'estensione di 18.000 ha, che comprendono i rilievi collinari dei colli euganei, in provincia di Padova. Tra le ville e le abbazie presenti nel territorio è possibile vedere il castello del Catajo a Monselice, il giardino di Villa Barbarigo a Galzignano Terme, l'Abbazia di Praglia, Villa dei Vescovi a Luvigliano. Il parco dei colli euganei va ricordato per il patrimonio botanico che sicuramente lo rende un esempio unico in tutto il nord Italia, a causa di un microclima dovuto all'origine vulcanica dei rilievi. E' possibile, infatti, trovare piante tipiche della macchia mediterranea (Fichi d'India) accanto ad una vegetazione tipica della montagna (Faggio, Epidemio Aplino, ecc..). Nelle immediate vicinanze si trova il complesso termale euganeo.

Altopiano della Lessinia innevato
Parco Naturale Regionale della Lessinia:

Il Parco regionale della Lessinia, situato in provincia di Verona, comprende l'altopiano superiore della Lessinia, e si sviluppa su una superficie di 10.000 ha. Il parco è caratterizzato da alcune particolarità geologiche come doline, ponti naturali, grotte, fossili. Sono famosi il Ponte di Veja, la Valle delle Sfingi, il Covolo di Camposilvano, le cascate di Molina (Fumane). Sono particolarmente interessanti le foreste di Bosco Chiesanuova ed Erbezzo.

Il fiume Sile
Parco Naturale Regionale del Fiume Sile:

Il parco del fiume Sile comprende un'area pianeggiante di circa 3000 ha, che si snoda lungo il corso del fiume Sile. La zona del parco è caratterizzata da risorgive, laghetti, fontanili, paludi, torbiere e boschetti. Caratteristiche del fiume Sile sono le restere, ovvero strade arginali usate nell'antichità per il traino, tramite buoi o cavalli, dei burci, imbarcazioni tipiche del luogo. Attualmente le restere permettono una visita del parco a piedi o in bici.

Il delta del Po nei pressi di Pila
Parco Regionale del Delta del Po:

Il parco del Delta del Po comprende le foci del fiume Po ed è la zona umida più grande d'Italia. Zona di grande interesse paesaggistico, geografico, scientifico ma anche letterario, dato che questi luoghi hanno saputo ispirare pagine di alto lirismo e poesia come il romanzo Scano Boa di Gian Antonio Cibotto.

modifica Clima e Precipitazioni

Le grave del Piave in Valbelluna

Nel territorio della regione vi è una varietà di condizioni climatiche che vanno dai climi rigidi delle zone montane, dove le temperature in inverno scendono sotto lo zero e il manto nevoso copre il suolo per alcuni mesi, a quelli miti della fascia pedemontana, esposta a sud e protetta a nord dalla catena delle prealpi. In queste zone il clima gradevole ha reso possibile la coltivazione di piante tipicamente mediterranee, come gli ulivi, la presenza dei quali segna la zona più a nord dove è possibile trovarli. Il clima della pianura, seppure più mite rispetto alle altre aree della pianura padana, risente marginalmente della mitigazione del mar Adriatico. L'esposizione a Est della regione favorisce l'introduzione di venti del I e II quadrante (Bora e Scirocco), con la conseguenza che si hanno cambi di temperatura bruschi. Nella pianura a Est e a Sud la presenza di zone umide (fiumi, lagune, foci) favorisce la formazione di nebbie invernali e di foschie estive, accentuando la percezione della temperatura. Le temperature presentano ovunque, nel Veneto, escursioni notevoli. Nelle Dolomiti si hanno inverni molto rigidi, con minime che possono raggiungere i -30°C nei fondovalle, mentre in estate il clima è generalmente più tiepido, con massime attorno ai 20°C. Tipico di certe vallate è il fenomeno dell'inversione termica, caratterizzato da temperature basse nei fondovalle, dove l'aria si incunea e l'esposizione al sole non è sempre possibile, e temperature più alte nei versanti esposti ai raggi del sole. In pianura le medie di gennaio oscillano tra 1°C e 3°C, mentre a luglio oscillano tra 23°C e 25°C. Le nebbie invernali possono favorire le gelate e le brine, mentre l'umidità in estate esalta la percezione di caldo, rendendolo spesso afoso. Per quanto riguarda le precipitazioni, i massimi di 1500 o 2000 mm annui si hanno nella fascia prealpina, che funge da condensatore dei vapori che si formano nella pianura. La piovosità decresce spostandosi a nord nelle zone montuose dolomitiche (meno di 1500 mm) e spostandosi a sud, nelle aree collinari e pianeggianti (tra 1000 e 1300 mm), toccando il valore minimo nella zona del delta (sotto i 600 mm annui). [7]

modifica Fiumi e regimi di precipitazione

Grazie ad un elevato innevamento della zona montuosa, da dove nascono molti fiumi, si ha una costante presenza di acqua negli alvei dei fiumi che attraversano il Veneto. Per quanto riguarda il Po e l'Adige, i quali attraversano il Veneto nella parte terminale del loro percorso, risentono delle caratteristiche dei fiumi dei bacini ampi e complessi, dove la presenza di ghiacciai perenni favorisce la presenza abbondante di acqua fino all'estate. I fiumi come Il Piave o il Brenta, che nascono rispettivamente nelle alpi di Veneto e Trentino-Alto Adige, risentono di periodi di piena alternati a periodi di secca. Tali fiumi, dopo che hanno lasciato le valli alpine, entrando nella parte alta della pianura, formano degli ampi conoidi ghiaiosi, detti "grave", che solo in certi momenti dell'anno si riempiono d'acqua. Più in giù, formano i fontanili, dai quali, per risorgiva, si formano moltissimi altri fiumi, dal corso breve, che caratterizzano la pianura veneta, rendendola una delle zone più fertili d'Europa.

modifica Demografia

Per approfondire, vedi la voce Demografia d'Italia.

La popolazione del Veneto non è omogeneamente distribuita. Se la media pianura vanta le densità maggiori (soprattutto lungo la fascia che va da Verona a Venezia passando per Vicenza, Padova e Treviso), meno popolati sono il basso Veronese e il Polesine (specie in seguito all'alluvione del 1951). Ancor meno abitate sono le prealpi e la montagna (la provincia di Belluno mostra le densità minori), eccetto l'alto Vicentino (con Schio, Thiene, Bassano del Grappa) e la Val Belluna. A partire dagli anni Ottanta si è verificato un fenomeno, molto diffuso in tutto il Norditalia, dello spopolamento delle grandi città (Venezia con Mestre in testa) a favore dei piccoli e medi comuni delle "cinture" periurbane. Questo ha portato ad un notevole sviluppo urbano e taluni hanno constatato la formazione di una vasta megalopoli che si estende in particolare tra Padova, Mestre e Treviso (la cosiddetta PaTreVe o Triangolo Veneto).

Abitanti censiti (migliaia)

Il tasso di incremento annuo è stato uno dei più elevati d'Italia, ma dal 1983 è divenuto per la prima volta negativo. Anche se oggi questa tendenza permane (e, anzi, si è rafforzata), il Veneto resta una delle regioni del Norditalia con il più alto indice di natalità. Il fenomeno, tuttavia, varia notevolmente da provincia a provincia.

Le famiglie contano in media 2,5 componenti.

Andamento demografico per provincia (ISTAT, 31-12-2007)
Provincia Nati Morti Incremento naturale
Belluno 7,9‰ (1.687) 11,6‰ (2.468) -3,7‰ (-781)
Padova 9,8‰ (8.834) 8,9‰ (7.971) 1,0‰ (863)
Rovigo 7,7‰ (1.876) 11,7‰ (2.874) -4,1‰ (-998)
Treviso 11,0‰ (9.425) 8,4‰ (7.229) 2,6‰ (2.196)
Venezia 9,1‰ (7.593) 9,6‰ (8.064) -0,6‰ (-471)
Verona 10,5‰ (9.203) 8,8‰ (7.754) 1,7‰ (1.449)
Vicenza 10,7‰ (9.015) 8,5‰ (7.141) 2,2‰ (1.874)
Veneto 10,0‰ (47.633) 9,1‰ (43.501) 0,9‰ (4.132)

Il Veneto è stato, sino agli anni Settanta, una terra di emigrazione (oltre 3 milioni di partenze tra il 1870 e il 1970) per via della povera economia contadina, non affiancata da impianti industriali di rilievo. Sino al fascismo i flussi si dirigevano specialmente in America Latina (Brasile, Argentina); negli anni Trenta le bonifiche promosse da Mussolini portarono gli emigranti nel Lazio e in Sardegna; nel secondo dopoguerra, le correnti si spostarono verso le aree industriali della Lombardia, del Piemonte e della Liguria, e verso l'Europa centrale, specie dopo l'alluvione del Polesine (che costrinse decine di migliaia di persone a lasciare la propria terra).
Il notevole sviluppo dell'industria a partire dagli anni settanta trasformò il Veneto da terra di emigrazione a terra di immigrazione. Più che i rientri, molti sono stati gli immigrati dal Meridione e in seguito dall'estero (Nordafrica, Europa orientale), il che ha fatto del Veneto la quinta regione per numero di abitanti (dopo Lombardia, Campania, Lazio e Sicilia) e una delle prime per numero di stranieri residenti.

Il 31 dicembre 2007, su una popolazione di 4.832.340 abitanti, si contavano 403.985 stranieri (8,36%). Di seguito la ripartizione per i principali paesi di origine e la ripartizione per provincia[8]:

Pos. Cittadinanza Popolazione  % della popolazione regionale  % sul totale nazionale
1 bandiera Italia 4.428.355 91,64% 7,9%
2 bandiera Romania 76.861 1,59% 12,3%
3 bandiera Marocco 49.653 1,03% 13,6%
4 bandiera Albania 37.798 0,78% 9,4 %
5 bandiera Serbia e Montenegro 23.655 0,49% 34,5%
6 bandiera Cina 21.558 0,45% 13,8%
7 bandiera Moldavia 19.407 0,40% 28,3%
8 bandiera Macedonia 16.551 0,34% 21,2%
9 bandiera Bangladesh 13.659 0,28% 24,7%
10 bandiera Ghana 11.143 0,23% 29,0%
11 bandiera India 10.725 0,22% 13,9%
12 bandiera Ucraina 10.380 0,21% 7,8%
13 bandiera Nigeria 10.135 0,21% 24,9%
14 bandiera Sri Lanka 9.102 0,19% 14,9%
15 bandiera Bosnia-Erzegovina 8.525 0,18% 31,2%
Resto del Mondo 84.833 1,76% -
Popolazione straniera per provincia (ISTAT, 31-12-2007)
Provincia Stranieri  % sulla popolazione totale
Belluno 11.624 5,4%
Padova 69.321 8,2%
Rovigo 13.245 5,4%
Treviso 87.976 10,1%
Venezia 53.550 6,3%
Verona 86.062 9,6%
Vicenza 82.207 9,6%
Veneto 403.985 8,4%

I dati delle statistiche ufficiali basate sulla residenza, come è ovvio, non comprendono i numerosi stranieri che dimorano illegalmente sul territorio nazionale.


Per i dati demografici delle singole province, vedere la sezione "Suddivisione amministrativa".

modifica Comuni principali

Di seguito è riportata la lista dei dieci principali comuni del Veneto ordinati per numero di abitanti[9]:

Pos. Stemma Comune di Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m.s.l.m.)
Provincia
Venezia 269.486 414,4 650,3 1 VE
Verona 264.732 206,63 1.281,2 59 VR
Padova 211.915 92,85 2.282,3 12 PD
Vicenza 114.525 80,54 1.422,0 39 VI
Treviso 82.025 55,50 1.477,9 15 TV
Rovigo 51.792 108,55 477,1 6 RO
Chioggia 50.812 185,20 274,4 2 VE
Bassano del Grappa 42.650 46,79 911,5 129 VI
San Donà di Piave 40.212 78,61 511,5 3 VE
10° Schio 39.055 67,04 582,6 200 VI

Altri comuni del Veneto con più di 20.000 abitanti ordinati per numero di abitanti:

Pos. Stemma Comune di Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m.s.l.m.)
Provincia
11°
Mira 38.591 98,88 389,8 6 VE
12°
Belluno 36.372 147,18 247,1 390 BL
13° Conegliano 35.442 36,33 975,6 72 TV
14° Castelfranco Veneto 33.299 50,93 653,8 42 TV
15°
Villafranca di Verona 32.088 57,43 558,7 54 VR
16° Montebelluna 30.573 48,98 624,2 109 TV
17° Vittorio Veneto 29.218 82,61 353,7 138 TV
18° Mogliano Veneto 27.952 46,15 605,7 8 TV
19°
Valdagno 26.972 50,13 538,0 266 VI
20°
Mirano 26.480 45,62 580,4 9 VE
21°
Spinea 25.887 15,02 1723,5 6 VE
22°
Arzignano 25.424 34,26 742,1 116 VI
23°
Legnago 25.358 79,66 318,3 16 VR
24°
Portogruaro 25.272 102,22 247,2 5 VE
25°
Jesolo 24.541 95 258,3 0 VE
26°
Montecchio Maggiore 23.397 30,67 762,9 72 VI
27°
San Giovanni Lupatoto 23.280 18,94 1229,1 42 VR
28°
Thiene 22.722 19,81 1147,0 147 VI
29° Selvazzano Dentro 21.939 19,58 1120,5 18 PD
30° Albignasego 21.393 20,99 1019,2 13 PD
31° Paese 21.349 38,00 561,8 12 TV
32° Vigonza 21.309 33,32 639,5 10 PD
33°
Martellago 20.772 20 1038,6 12 VE
34°
Feltre 20.615 100,60 204,9 325 BL
35°
Adria 20.472 113,51 180 4 RO

Infine, di seguito, è riportata la lista dei dieci comuni meno popolati:

Pos. Stemma Comune di Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m.s.l.m.)
Provincia
581°
Laghi 131 22,22 5,9 567 VI
580°
Ferrara di Monte Baldo 206 26,91 7,66 856 VR
579° Lastebasse 234 18,79 12,5 592 VI
578° Zoppè di Cadore 271 4,44 61,0 1.461 BL
577°
Ospitale di Cadore 353 40,11 8,8 490 BL
576° Perarolo di Cadore 364 43,42 8,38 532 BL
575° Colle Santa Lucia 407 15,23 26,72 1.453 BL
574° San Nicolò di Comelico 410 24,36 16,83 1.061 BL
573°
Soverzene 423 14,74 28,7 424 BL
572° Cibiana di Cadore 446 21,63 20,62 985 BL

modifica Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia del Veneto.

La storia del Veneto è in gran parte comune a quella della più vasta regione nota come Triveneto o Tre Venezie, nel Nord-est della penisola italiana, situata tra il confine del Mare Adriatico e tutta la catena delle Alpi Orientali, che comprende Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

modifica Protostoria e storia antica

Per approfondire, vedi la voce Paleoveneti.
Sepolcreto romano ad Aquileia

Abitato già nella preistoria, dapprima insediamento degli Euganei, fu in epoca protostorica occupato dal popolo dei Veneti (detti anche "Paleoveneti" per distinguerli dagli attuali abitanti della regione), gruppo indoeuropeo strettamente correlato a quello latino che si insediò nell'area verso il XV secolo a.C.. La civiltà paleoveneta ebbe il suo massimo sviluppo tra l'VIII e il II secolo a.C., per poi subire la pressione - militare e culturale - dei Galli e, soprattutto, dei Romani, che con il tempo inglobarono pacificamente il Veneto. Il processo di romanizzazione della Venetia avvenne infatti in maniera graduale, a seguito dell'alleanza stipulata tra Veneti e Galli Cenomani con i Romani nel 225-222. Il processo di romanizzazione proseguì quindi con la deduzione nel 181 a.C. della colonia latina di Aquileia, sino all'estensione - al termine della guerra sociale nell'89 a.C. - dello Ius Latii, cioè del diritto latino, con la lex Pompeia de Transpadanis ed infine alla concessione del plenum ius, cioè della cittadinanza romana, da parte di Giulio Cesare nel 49 a.C..

In epoca augustea venne costituita la Regio X Venetia et Histria, trasformata da Diocleziano nella Provincia Venetiae et Histriae, mantenendone i confini sostanzialmente inalterati. Contemporaneamente, nei primi secoli d.C. iniziò il processo di cristianizzazione del Veneto: centro di irradiamento della nuova religione fu Aquileia, metropoli della Venezia endolagunare, in cui la nuova religione era giunta probabilmente per mare dall'importante centro di Alessandria d'Egitto, città a sua volta evangelizzata da San Marco.

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Espansione della Repubblica di Venezia

Durante le Invasioni barbariche del V e VI secolo, il Veneto venne attraversato dagli Unni, dagli Eruli, dai Visigoti e infine dagli Ostrogoti di Teodorico il Grande: la regione entrò a far parte del Regno ostrogoto che questi fondò tra Italia e Illirico (493) e che sopravvisse sino alla metà del VI secolo, quando, con la Guerra gotica (535-553), l'imperatore bizantino Giustiniano riuscì a riunire il territorio itlaiano all'Impero bizantino, inquadrandolo nella Prefettura d'Italia.

Con la discesa dei Longobardi, nel 568, gran parte del Veneto venne sottomesso dai nuovi invasori, creando una divisione tra la zona continentale, entrata a far parte del Regno longobardo, e quella costiera, rimasta nell'orbita dell'Esarcato di Ravenna, prima come eparchia Annonaria, quindi col nome di Venezia marittima. Mentre dunque nell'entroterra i Longobardi costituivano i ducati di Verona, di Vicenza e di Ceneda, sulla costa si sviluppavano i