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bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Trieste (disambigua).


Trieste
Panorama di Trieste
Trieste - Bandiera
Trieste - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Friuli-Venezia Giulia
Provincia: stemma Trieste
Coordinate: 45°38′10″N 13°48′15″E / 45.63611, 13.80417Coordinate: 45°38′10″N 13°48′15″E / 45.63611, 13.80417
Altitudine: m s.l.m.
Superficie: 84,49 km²
Abitanti:
208.710 31-08-2008
Densità: 2.470 ab./km²
Frazioni: vedi elenco 
Comuni contigui: Duino-Aurisina (Devin Nabrežina), Erpelle-Cosina (Hrpelje Kozina) (SLO), Monrupino (Repentabor), Muggia, San Dorligo della Valle (Dolina), Sesana (Sežana) (SLO), Sgonico (Zgonik)
CAP: 34100
Pref. telefonico: 040
Codice ISTAT: 032006
Codice catasto: L424 
Nome abitanti: triestini 
Santo patrono: San Giusto 
Giorno festivo: 3 novembre 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
« Trieste ha una scontrosa grazia. Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore, come un amore, con gelosia. »

Trieste (Trieste in triestino, Trst in sloveno, serbo e croato, Triest in tergestino e tedesco, Tergeste/Tergestum in latino, Trieszt in ungherese) è un comune italiano di 208.710 abitanti[1], capoluogo dell'omonima provincia e della regione autonoma a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia.

Indice

modifica Geografia fisica

modifica Territorio

La città è situata nell'estremo nord-est italiano, vicino al confine con la Slovenia, nella parte più settentrionale del Mare Adriatico e si affaccia sull'omonimo golfo. Il territorio cittadino è occupato prevalentemente da un pendio collinare che diventa montagna anche nelle zone limitrofe all'abitato; si trova ai piedi di un'imponente scarpata che dall'altopiano del Carso scende bruscamente verso il mare. Il monte Carso, a ridosso della città, raggiunge la quota di 458 metri sul livello del mare. Trieste è divisa in diverse zone climatiche a seconda della distanza dal mare o dell'altitudine.

Al di sotto delle arterie stradali cittadine scorrono corsi d'acqua che provengono dall'altopiano. Liberi un tempo di scorrere all'aperto, da quando la città si è sviluppata, a partire dalla seconda metà del 1700, vennero incanalati in apposite condutture ed ancora oggi percorrono i sotterranei delle odierne via Carducci, via Battisti o via delle Settefontane. A sud della città scorre il Rio Ospo che segna il confine geografico dell'Istria settentrionale.[2]

modifica Clima

Per approfondire, vedi le voci Stazione meteorologica di Trieste Barcola, Stazione meteorologica di Trieste Porto e Stazione meteorologica di Trieste Basovizza.

Secondo la classificazione di Köppen, il clima di Trieste rientra nel tipo mediterraneo. Grazie a una latitudine intermedia tra il polo e l'equatore e alla posizione rivierasca, la città di Trieste gode di un clima mite d'inverno e caldo, ma non torrido, d'estate. L'umidità media annuale del 64% risulta tra le più basse in Italia. La media annuale della temperatura è stata di 15,0 gradi nel periodo trentennale 1971/2000. Le temperature medie del mese più freddo (gennaio) si sono aggirate attorno ai 6 C°, mentre nel mese più caldo ( luglio ) si sono attestate sui 24°C. Come molte zone rivierasche, in inverno il territorio di Trieste è talvolta investito da masse di origine continentale che allo sbocco in Adriatico raggiungono velocità notevoli con raffiche che in mare aperto possono superare i 50 nodi. I dati completi si possono trovare sulla voce relativa alle singole stazioni

Frontemare di Trieste dal molo Audace
Frontemare di Trieste dal molo Audace

modifica Storia

Per approfondire, vedi le voci Storia di Trieste e Questione triestina.

modifica Dalla Preistoria al dominio degli Asburgo

Teatro Romano

Sin dal II millennio a.C. il territorio della provincia di Trieste fu sede di importanti insediamenti protostorici, i castellieri, villaggi arroccati sulle alture e protetti da fortificazioni in pietra, i cui abitanti appartenevano a popolazioni di probabile origine illirica e di stirpe indoeuropea. Fra il X e il IX secolo a.C. la popolazione autoctona entrò in contatto con un'altra etnia indoeuropea, i (Venetici, Heneti o Eneti), da cui venne notevolmente influenzata sotto il profilo culturale.

Il nome Tergestum è di origine preromana, con base preindoeuropea : terg = mercato, ed il suffisso –este, tipico dei toponimi venetici [3]. Con le conquiste militari dell'Illiria da parte dei Romani, i cui episodi più salienti furono la guerra contro la pirateria degli Istri del 221 a.C., la fondazione di Aquileia nel 181 a.C. e la guerra istrica del 178-177 a.C., ebbe inizio un processo di romanizzazione ed assimilazione delle popolazioni preesistenti, che sfociò in seguito nella fondazione della colonia tergestina. La città romana di Tergeste (Regio X Venetia et Histria) fu fondata alla metà del I secolo a.C. in epoca cesariana, sulle pendici del colle di San Giusto e fu citata già da Strabone[4], geografo attivo in età augustea, che la definì come frourion (castello di confine) con funzioni di difesa e di snodo commerciale.

Tergeste si sviluppò e prosperò in epoca imperiale, imponendosi come uno dei porti più importanti dell'alto Adriatico sulla via Popilia-Annia. Il nucleo abitativo nel 33 a.C. venne cinto da alte mura (ancora visibile la porta meridionale, il cosiddetto Arco di Riccardo.) da Ottaviano Augusto (murum turresque fecit) e venne arricchito da importanti costruzioni quali il Foro ed il Teatro.

Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, la città passò sotto il controllo di Bisanzio fino al 788, quando venne occupata dai franchi. Nel 1098 risultava già diocesi vescovile con il nome latino di Tergestum. Nel XII secolo divenne un comune libero e dopo secoli di battaglie contro la rivale Venezia, Trieste si pose sotto la protezione (1382) del duca d'Austria conservando però una certa autonomia fino al XVII secolo.

Per approfondire, vedi la voce Dominio vescovile a Trieste 948-1295.

modifica Il Porto Franco

Castello di Miramare
Per approfondire, vedi la voce Impero austriaco.

Nel 1719 divenne porto franco ed in quanto unico sbocco sul mare Adriatico dell'Impero Austriaco, Trieste fu oggetto di investimenti e si sviluppò diventando, nel 1867, capoluogo della regione del Litorale Adriatico dell'impero (l'"Adriatisches Küstenland"). Nonostante il suo stato privilegiato di unico porto commerciale della Cisleitana e primo porto dell'Austria-Ungheria, Trieste mantenne sempre in primo piano, nei secoli, i legami culturali con l'Italia; infatti, anche se la lingua ufficiale della burocrazia era il tedesco, l'italiano era la lingua del commercio e della cultura. Nel XVIII secolo il dialetto triestino (dialetto di tipo veneto[5]) sostituì il tergestino, l'antico dialetto locale di tipo retoromanzo). Il triestino, parlato anche da scrittori e filosofi, continua ad essere tuttora l'idioma più usato in ambito familiare e in molti contesti sociali di natura informale e talvolta anche formale, affiancandosi, in una situazione di diglossia, all'italiano, lingua amministrativa e principale veicolo di comunicazione nei rapporti di carattere pubblico.

Mappa austriaca di Trieste (1888)

modifica L'Irredentismo e l'annessione all'Italia

Per approfondire, vedi la voce Austria-Ungheria.

Trieste fu, assieme a Trento, il centro dell'irredentismo, movimento che, negli ultimi decenni del XIX secolo e agli inizi del XX aspirava a un congiungimento della città con l'Italia. Ad alimentare l'irredentismo triestino erano soprattutto le classi borghesi in ascesa (ivi compresa la facoltosa colonia ebraica), le cui potenzialità ed aspirazioni politiche non trovavano pieno soddisfacimento all'interno dell'Impero Austro-Ungarico. Quest'ultimo veniva visto da molti come un naturale protettore del gruppo etnico slavo presente sia in città che in quelle zone multietniche che costituivano il suo immediato retroterra (che iniziò ad essere definito in quegli anni con il termine di Venezia Giulia). In realtà agli inizi del Novecento il gruppo etnico sloveno era in piena ascesa demografica, sociale ed economica, e, secondo il censimento del 1910, costituiva circa la quarta parte dell'intera popolazione triestina. Ciò spiega come l'irredentismo assunse spesso, nella città giuliana, dei caratteri marcatamente anti-slavi che vennero perfettamente incarnati dalla figura di Ruggero Timeus. La convivenza fra i vari gruppi etnici che aveva da secoli contraddistinto la realtà sociale di Trieste (e di Gorizia) subì, pertanto, un generale deterioramento fin dagli anni che precedettero la prima guerra mondiale.

Nel 1918 il regio esercito entrò a Trieste acclamato dalla maggioranza della popolazione, che era di sentimenti italiani. La sicura imminente annessione della città e della Venezia Giulia all'Italia, fu però accompagnata da un ulteriore inasprimento dei rapporti tra il gruppo etnico italiano e quello sloveno, traducendosi talvolta anche in scontri armati. A tale proposito furono emblematici, il giorno 13 aprile 1920, i disordini scoppiati a Trieste in seguito di un attentato contro l'esercito italiano di stanza a Spalato, che aveva causato due vittime fra i militari. Durante i disordini, contraddistinti da un marcato carattere anti-slavo, un gruppo di squadristi triestini presidiò il Narodni dom (Casa Nazionale), centro culturale degli sloveni locali, che fu dato alle fiamme. «Il rogo...mostra con le fiamme, che ben si possono scorgere da diversi punti della città, la forza del fascismo in attesa[6]».

Con la firma del Trattato di Rapallo del 1920, Trieste passò definitivamente all'Italia, inglobando, nel proprio territorio provinciale, zone dell'ex Contea di Gradisca, dell'Istria e della Carniola.

modifica Il periodo interbellico

Il periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale fu segnato da numerose difficoltà per Trieste. L'economia della città fu colpita infatti dalla perdita del suo secolare entroterra economico; ne soffrì soprattutto l'attività portuale e commerciale, ma anche il settore finanziario. Trieste perse la sua tradizionale autonomia comunale e cambiò anche la propria configurazione linguistica e culturale; quasi la totalità della comunità germanofona lasciò infatti la città dopo l'annessione all'Italia. Con l'avvento del fascismo, moltissimi sloveni emigrarono nella vicina Jugoslavia, mentre l'uso pubblico delle lingue slovena e tedesca fu proibito. Dalla fine degli anni venti, cominciò l'attività sovversiva dell'organizzazione antifascista e irredentista sloveno-croata TIGR, con alcuni attentati dinamitardi anche nel centro cittadino.

Nonostante i problemi economici e il teso clima politico, la popolazione della città crebbe negli anni venti del Novecento, grazie soprattutto all'immigrazione da altre zone dell'Italia. La prima metà degli anni trenta furono invece anni di ristagno demografico, con una leggera flessione della popolazione dell'ordine di circa l'1% su base quinquennale (nel 1936 si contarono infatti quasi duemila abitanti in meno che nel 1931). Nello stesso periodo, e successivamente, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, furono portate avanti alcune importanti opere urbanistiche; tra gli edifici importanti vanno ricordati il palazzo dell'Università e il Faro della vittoria. Con l'introduzione delle leggi razziali fasciste del 1938, la vita culturale e economica della città fu gravemente danneggiata dall'esclusione della comunità ebrea dalla vita pubblica. Le crescenti attività illegali del Partito comunista e di gruppi irredentisti sloveni preannunciavano il clima di scontro che avrebbe caratterizzato la vita politica della città nei due decenni successivi.

modifica L'occupazione nazista

Nel periodo che va dall'armistizio (8 settembre 1943) all'immediato dopoguerra, Trieste fu al centro di una serie di vicende che hanno segnato profondamente la storia del capoluogo giuliano e della regione circostante e suscitano tuttora accesi dibattiti. Nel settembre del 1943 la Germania nazista occupò la città che venne a costituire, insieme a tutta la Venezia Giulia e la provincia di Udine una zona di operazioni di guerra, l'OZAK (Operationszone Adriatisches Küstenland), alle dirette dipendenze del Gauleiter di Carinzia Friedrich Rainer. Costui tollerò in città la ricostituzione di una sede del PFR, diretta dal federale Bruno Sambo, la presenza di un'esigua forza di militari italiani al comando del generale della GNR Giovanni Esposito e l'insediamento di un reparto della Guardia di Finanza. Si riservò però la nomina del podestà, nella persona di Cesare Pagnini, e del prefetto della provincia di Trieste, Bruno Coceani, entrambi ben accetti ai fascisti locali, alle autorità della RSI e allo stesso Mussolini, che conosceva personalmente Coceani. Durante l'occupazione nazista la Risiera di San Sabba - oggi Monumento Nazionale - venne destinata a campo di prigionia e di smistamento per i deportati in Germania e Polonia e per detenuti politici ed ebrei, partigiani italiani e slavi.

La Risiera fu l'unico campo di concentramento in Italia e nell'Europa Meridionale. In seguito negli anni cinquanta fu usato come campo profughi per gli italiani che fuggivano dalla pulizia etnica partigiana comunista-Jugoslavia, è oggi museo.

modifica La fine della guerra e l'occupazione jugoslava

L'insurrezione dei partigiani italiani e jugoslavi a Trieste fu molto particolare. Il 30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale del quale era presidente don Edoardo Marzari, composto da tutte le forze politiche antifasciste con l'eccezione dei comunisti, proclamò l'insurrezione generale; al tempo stesso le brigate dei partigiani comunisti jugoslavi con l'appoggio del PCI attaccarono dall'altipiano. Gli scontri si registrarono principalmente nelle zone di Opicina (sull'altipiano carsico), del Porto Vecchio, del castello di San Giusto e dentro il Palazzo di Giustizia, in città. Tutto il resto della città fu liberato. Il comando tedesco si arrese solo il 2 maggio alle avanguardie neozelandesi, che precedettero di un giorno l'arrivo del generale Freyberg. Il 1° maggio i dirigenti delle brigate partigiane jugoslave di Tito giunsero a Trieste. Convocarono in tutta fretta un'assemblea cittadina composta da cittadini jugoslavi e da due italiani compiacenti. Quest'assemblea proclamò la liberazione della città, in modo da potersi presentare agli americani come i liberatori. Così facendo costrinsero i partigiani del CLN a rientrare nella clandestinità.

Gli jugoslavi issarono subito le bandiere jugoslave, simboli comunisti e il Tricolore con la stella rossa al centro. Le milizie jugoslave, giunte a Trieste a marce forzate per precedere gli anglo americani nella "liberazione" della Venezia Giulia, non contenevano nessuna unità partigiana italiana inserita nell'Esercito jugoslavo mandate a operare altrove. Gli alleati (nello specifico la Seconda divisione neozelandese, che fu la prima ad arrivare in città) presero atto che la liberazione fosse stata compiuta da parte dei titini, chiedendo e ottenendo in cambio la gestione diretta del porto e delle vie di comunicazione con l'Austria (infatti, non essendo ancora a conoscenza del suicidio di Hitler, gli alleati stavano preparando il passo ad un'invasione dell'Austria e quindi della Germania).

L'esercito jugoslavo assunse i pieni poteri. Nominarono un Commissario Politico, Franc Štoka, membro del partito comunista. Il 4 maggio vennero emanati dall'autorità jugoslava a Trieste, il Comando Città di Trieste (Kommando Mesta Trst) gli ordini 1, 2, 3 e 4 che proclamano lo stato di guerra, impongono il coprifuoco (a combattimenti terminati) e uniformano il fuso orario triestino a quello jugoslavo[7]. Limitarono la circolazione dei veicoli. Prelevarono dalle case i cittadini italiani, in media un centinaio al giorno, non solo fascisti o collaborazionisti, ma anche molti Combattenti della Guerra di Liberazione. Agli occupatori interessava infatti dimostrare di essere stati i soli ad aver liberato il capoluogo giuliano.

L'otto maggio proclamarono Trieste città autonoma in seno alla Settima Repubblica Federativa di Jugoslavia. Sugli edifici pubblici fecero sventolare la bandiera Jugoslava affiancata dal tricolore con una stella rossa al centro. In città la popolazione viveva nel terrore. Presto si scoprì dove andavano a finire i prelevati: nelle foibe o nei campi di concentramento, come quello di Borovnica. Arresti indiscriminati, confische, requisizioni, ruberie e violenze d'ogni genere, terrorizzarono ed esasperarono i triestini che invano sollecitarono l'intervento del Comando Alleato. Il comando alleato e quello jugoslavo raggiunsero infine un accordo provvisorio sull'occupazione di Trieste. Il 9 giugno 1945 a Belgrado, Tito, verificato che Stalin non era disposto a sostenerlo, concluse l'accordo con il generale Alexander che portò le truppe jugoslave a ritirarsi dietro la linea Morgan. Gli alleati assunsero allora il controllo della città.

modifica Il Governo Militare Alleato e gli accordi con la Jugoslavia

Le rivendicazioni jugoslave e italiane nonché l'importanza del porto di Trieste per gli Alleati furono la spinta nel 1947, sotto l'egida dell'ONU, alla istituzione del "Territorio libero di Trieste" (TLT), uno stato cuscinetto. Per l'impossibilità di nominare un Governatore scelto in accordo tra angloamericani e sovietici, il TLT rimase diviso in due zone d'occupazione militare: la Zona A amministrata dagli Alleati e la Zona B amministrata dagli jugoslavi. Questa situazione continuò fino al 1954 quando il problema venne risolto semplicemente spartendo il territorio libero di Trieste secondo le due zone già assegnate: anzi, furono incorporate alla Jugoslavia alcuni villaggi (Albaro Vescovà, San Servolo, Crevatini, Plavia e Valle Oltra) del comune di Muggia, arrivando fino ai monti che sovrastano la periferia della città. Tale situazione provvisoria fu resa definitiva nel 1975, col Trattato di Osimo intercorso tra Italia e la allora Jugoslavia.

Alcuni movimenti locali rimarcano tuttavia che gli articoli del Trattato di Pace - firmato e ratificato dall'Italia e dalle 21 nazioni ammesse alla Conferenza di Parigi del 1947 - che istituivano il TLT, de jure mai sono stati abrogati. Recentemente, rispondendo a una loro petizione, il Segretariato delle Nazioni Unite ha confermato per iscritto che tuttora qualsiasi Paese membro dell'ONU potrebbe richiedere la messa all'ordine del giorno della designazione del Governatore del Territorio Libero.

Veduta notturna di piazza Goldoni

modifica Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d'oro al valor militare

«Protesa da secoli a additare nel nome d'Italia le vie dell'unione tra popoli di stirpe diversa, fieramente partecipava coi figli migliori alla lotta per l'indipendenza e per l'unità della Patria; nella lunga vigilia confermava col sacrificio dei martiri la volontà d'essere italiana; questa volontà suggellava col sangue e con l'eroismo dei volontari della guerra 1915-18. In condizioni particolarmente difficili, sotto l'artiglio nazista, dimostrava nella lotta partigiana quale fosse il suo anelito alla giustizia e alla libertà che conquistava cacciando a viva forza l'oppressore. Sottoposta a durissima occupazione straniera, subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe, non rinunciando a manifestare attivamente il suo attaccamento alla Patria. Contro i trattati che la volevano staccata dalla Madrepatria, nelle drammatiche vicende di un lungo periodo d'incertezze e di coercizioni, con tenacia, con passione e con nuovi sacrifici di sangue ribadiva dinanzi al mondo, il suo incrollabile diritto d'essere italiana. Esempio d'inestinguibile fede patriottica, di costanza contro ogni avversità e d'eroismo.[8]»
— 1915-18, 1943-47, 1948-54
Vista sull'Adriatico da Piazza Unità d'Italia

modifica Monumenti e luoghi d'interesse

Per approfondire, vedi la voce Provincia di Trieste.
Piazza Unità d'Italia
Palazzo del Municipio
Canal Grande
Tempio Serbo-ortodosso della SS.Trinità e di San Spiridione

modifica Palazzi

modifica Castelli

modifica Siti archeologici

  • Basilica Forense (II secolo d.C.)
  • Castelliere - Cattinara
  • Acquedotto romano - Val Rosandra
  • Foro romano - S.Giusto
  • Teatro romano (I secolo a.C.)
  • Torre difensiva mura romane (adiacenze scalinata S.M. Maggiore)
  • Resti abitazioni romane (comprensorio cittavecchia)
  • Arco di Riccardo (33 a.C.)
  • Antiquarium di via Donota [1]
  • Antiquarium di Borgo San Sergio
  • Basilica Paleocristiana [2]
  • Tor Cucherna

modifica Luoghi di culto

modifica Altri luoghi d'interesse

modifica Società

modifica Evoluzione demografica

Fra la metà del XVIII e gli inizi del XX secolo Trieste conobbe un'epoca caratterizzata da un notevole sviluppo economico accompagnato da una crescita demografica molto sostenuta, che permise alla città di passare dalle poche migliaia di residenti del periodo 1730-1740 agli oltre 220.000 del 1910. Con la fine della prima guerra mondiale e il congiungimento di Trieste all'Italia, il capoluogo giuliano assisté a un progressivo ristagno della propria popolazione a causa delle mutate condizioni geopolitiche in cui si era venuto a trovare alla fine della Grande guerra. Da principale emporio dell'Impero Austro-Ungarico la città e il suo porto erano passati infatti ad occupare una posizione periferica dell'allora Regno d'Italia.

All'indomani della seconda guerra mondiale in città si verificò un altro mutamento delle dinamiche demografiche che l'avevano caratterizzata fino ad allora: l'esodo di molti italiani dalle terre dell'Istria ebbe infatti come meta Trieste, che conobbe ancora una volta di un'impennata della popolazione residente, oltre a profonde trasformazioni della propria composizione etnica e del tessuto sociale urbano. In quegli stessi anni, e in particolare a partire dal 1954, con la fine del TLT, oltre 20.000 triestini, spinti da motivazioni economiche ma anche di indole politica, scelsero l'emigrazione[9], dirigendosi principalmente in Australia, Canada e Sudamerica. Durante gli anni cinquanta e sessanta gli abitanti si mantennero costantemente al di sopra delle 270.000 unità.

Da quel momento la città ha assistito a una progressiva diminuzione della propria popolazione. Le condizioni geo-politiche nuovamente mutate, la mancanza di un entroterra ampio che le desse respiro e la progressiva chiusura di molte attività economiche (come i cantieri navali San Marco) hanno costretto ampi strati di popolazione a trasferirsi altrove alla ricerca di lavoro.

Ne è conseguito un decremento della natalità e un progressivo invecchiamento della popolazione residente con cali demografici che per lungo tempo hanno raggiunto e superato le 2000 unità all'anno.

Nell'ultimo decennio il decremento demografico è stato meno marcato che in precedenza, stabilizzando la popolazione triestina leggermente al di sopra dei 200.000 abitanti. Tale fenomeno è dovuto ad una ripresa della natalità e ad un nuovo e lento processo di immigrazione interna ed estera (in massima parte proveniente dall'Europa orientale)

Nonostante la ripresa cui abbiamo fatto accenno, la città continua ad essere in testa alle classifiche italiane per anzianità della popolazione.

Abitanti censiti


modifica Etnie

Un ufficio del comune di Trieste
Una scuola elementare in lingua slovena

Trieste é un crocevia di culture e religioni, conseguenza sia della sua posizione geografica di "frontiera" sia delle vicissitudini storiche che ne hanno fatto un punto di incontro di molti popoli; infatti quasi ogni etnia e ogni movimento religioso ha un proprio luogo di culto. Nella città di Trieste attualmente sono presenti accanto agli italiani numerosi gruppi etnici minoritari (tra cui croati, serbi, rumeni, greci, austriaci, tedeschi, sloveni e gruppi di recente insediamento tra i quali arabi, albanesi, cinesi, africani e sudamericani).

Nel vasto territorio comunale di Trieste, il cui contado si spinge fino al confine con la Slovenia, si incontrano altresì località dell'altopiano carsico in cui vive una minoranza di lingua e cultura slovena, tutelata da apposite normative, la quale dispone di una propria rete scolastica, di proprie organizzazioni culturali e sportive e di propri movimenti politici. La comunità slovena è stimata in circa il 5,7% della popolazione del comune. [10]

È altresì da notare che al di là del confine avviene la stessa cosa in senso inverso, cioè è presente la comunità istriana di lingua italiana che mantiene stretti legami culturali con la madrepatria ed in particolare con la città di Trieste, ma che non gode di eguali tutele nella regione litoraneo-montana croata.

Fino alla prima guerra mondiale la comunità di lingua tedesca superava il 5% della popolazione del comune, poi si ridusse drasticamente a causa del trasferimento in Austria di molti impiegati pubblici. La comunità slovena, presente nella città fin dal medioevo, raggiungeva il 25% della popolazione del comune (revisione del censimento 1910[11]). Durante il ventennio fascista fu proibito agli sloveni di usare la propria lingua e in molti casi vennero italianizzati i cognomi. Attualmente, tuttavia, nel centro urbano tedeschi e sloveni sono superati in consistenza da altre comunità, in particolare dalle nutrite comunità cinese (attiva nel commercio) e serba (lavoratori nell'edilizia).

Prima della seconda guerra mondiale e della conseguente occupazione nazista, inoltre, esisteva anche una florida comunità ebraica (nel 1931 i residenti di religione ebraica erano 4.671, di cui 3.234 aventi la cittadinanza italiana[12]). Questa si è progressivamente ridotta e attualmente conta circa 700 membri.

modifica Istituzioni, enti e associazioni

A Trieste si trova la sede della CEI (Central European Initiative), un ente internazionale con lo scopo di favorire la cooperazione e lo sviluppo nell'Europa centrale; vi fanno parte 17 paesi dall'Italia alla Bielorussia.

modifica Cultura

modifica Università

Per approfondire, vedi la voce Sistema Trieste.

Nella città, sede universitaria dal 1924, trovano luogo numerose organizzazioni scientifiche internazionali e il principale parco scientifico italiano. Trieste infatti è diventata nota come Città della scienza e ospita una comunità scientifica ed universitaria molto conosciuta e rinomata all'estero che richiama ogni anno migliaia di studenti da tutto il mondo e di tutte le culture. Da notare in campo scientifico sono il sincrotrone ELETTRA, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) ed il Centro Internazionale di Fisica Teorica.

modifica Musei

modifica Civici Musei

I musei del comune di Trieste comprendono il "Museo Revoltella - Galleria d'arte moderna", i "Civici musei di storia ed arte", una rete ("museo multiplo") di undici istituzioni museali triestine (Museo di storia ed arte e orto lapidario", Museo del Castello e Armeria", Lapidario tergestino, Museo d'arte orientale, Museo teatrale "Carlo Schmidl", Museo di guerra per la pace "Diego de Henriquez" Museo della Risiera di San Sabba, Museo di storia patria, Museo Morpurgo de Nilma, Museo Sartorio, Museo del Risorgimento e Sacrario Oberdan e Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa (in collaborazione con le Poste italiane) e i "Civici musei scientifici", costituiti da quattro istituzioni (Museo civico di storia naturale, Acquario marino, Museo del mare e Orto botanico). Altri tre musei fanno parte del "Servizio bibliotecario urbano" (Museo Sveviano, Museo petrarchesco piccolomineo e Museo Joyce Museum, a cui si aggiungono due biblioteche (Biblioteca civica "Attilio Hortis"" e Biblioteca comunale del popolo "Pier Antonio Quarantotti Gambini", l'Archivio diplomatico e l'Archivio storico.

Lo Stadio Nereo Rocco, inaugurato nel 1992, ospita infine una serie di opere d'arte contemporanea, vincitrici di un apposito concorso (Nike, di Paolo Borghi primo classificto, ed opere di Nino Perizi, Marino Cassetti e Franco Chersicola, Livio Schiozzi, Claudio Sivini, Carlo Ciussi, Luciano Del Zotto, Gianni Borta, Enzo Mari e Francesco Scarpabolla. Per il "Polo natatorio" Davide Rivalta ha scolpito l'Ippopotamo in equilibrio sulla sfera.

modifica Musei artistici

modifica Musei storici

  • Civico Museo del Castello e Armeria, dedicato alla storia del Castello di San Giusto e ospitato nei locali dello stesso castello, acquisito dal comune nel 1932 e restaurato nel 1936 l'armeria raccoglie armi tra il XII e il XIX secolo.
  • Civico Museo di storia patria, nato come sezione del Museo di storia ed arte, fu ospitato dal 1925 nella palazzina Basevi. Doveva raccogliere i materiali della vita pubblica e privata della città, ma se ne distaccarono nel 1934 i materiali risorgimentali e nel dopoguerra, in seguito ai danni subiti dalla palazzina e lo spostamento alla sede attuale, la collezione di dipinti fu distaccata presso il Museo Sartorio.
  • Civico Museo del Risorgimento e Sacrario Oberdan, raccoglie cimeli rinascimentali cittadini, precedentemente parte della raccolta del Museo di storia patria, ospitati in un edificio costruito nel 1934 dall'architetto Umberto Nordico sul luogo della scomparsa caserma nella quale era stato giustiziato Guglielmo Oberdan.
  • Civico Museo della Risiera di San Sabba, conserva, in alcune sale del monumento, ristrutturato nel 1965 (architetto Romano Boico), una raccolta di cimeli provenienti dai campi di sterminio tedeschi e oggetti sottratti dai nazisti agli ebrei triestini.
  • Civico Museo di guerra per la pace "Diego de Henriquez", istituito nel 1997, raccoglie cimeli di storia militare riuniti dal collezionista Diego de Henriquez.
  • Lapidario Tergestino, ospitato in uno dei bastioni del Castello, custodisce reperti provenienti dagli edifici della Trieste romana e precedentemente custoditi nell'Orto lapidario.
  • Civico Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa, nato dalla collaborazione del Comune con le Poste italiane e ospitato nl palazzo delle Poste del 1894, raccoglie cimeli postali della regione e delle zone limitrofe.

modifica Musei scientifici

  • Civico Museo di storia naturale, inaugurato nel 1846 da un'associazione privata (la "Società di amici della scienza naturale") come "Gabinetto zoologico-zootomico", venne donato alla città nel 1852 e si trasferì nella sede attuale con il nome di "Civico museo Ferdinando Massimiliano". Comprende una sezione botanica, una sezione zoologica, una sezione paleontologica e una mineralogica e svolge attività didattica e di ricerca.
  • Civico Acquario Marino, inaugurato nel 1933 ed ospitato nell'ex "Peschiera Centrale", edificata nel 1913 in stile liberty dall'architetto Giorgio Polli. Ospita esemplari della fauna marina adriatica in un sistema di vasche con acqua prelevata direttamente dal mare.
  • Civico Museo del mare, inaugurato nel 1904 come "Museo della pesca" dalla "Società di pesca e piscicultura marina". A questo si aggiunsero materiali provenienti dall'Istituto nautico di Trieste, con la trasformazione in "Esposizione marina permanente", affidato alla "Società adriatica di scienze naturali". Nel 1968 divenne il museo attuale con la nuova sede allestita dall'architetto Umberto Nordio. Ospita i materiali sulla storia della marineria triestina.
  • Orto Botanico, fondato nel 1842 dal "Gremio farmaceutico", a cui seguì nel 1861 un giardino per le specie spontanee dell'ambiente carsico. Nel 1903 ricevette il nome attuale.

modifica Musei letterari

modifica Dimore storiche

  • Civico museo Sartorio, ospitato in una villa settecentesca, ristrutturata nell'Ottocento e appartenente alla famiglia Sartorio. Conserva alcuni ambienti con arredi originali e diverse collezioni donate alla città, il Trittico di Santa Chiara, opera di Paolo e Marco Veneziano del 1328 e disegni di Giambattista Tiepolo.
  • Civico Museo Morpurgo de Nilma, ospitato nell'appartamento ottocentesco dei banchieri Morpurgo, con gli arredi originali, donato dalla famiglia al Comune nel 1943.

modifica Altri Musei

modifica Letteratura

L'ambiente culturale mitteleuropeo e la particolare storia di Trieste hanno favorito fin dall'Ottocento l'affermazione di scrittori triestini e l'arrivo di importanti autori stranieri che nella Città vissero a lungo. L'elenco di sotto comprende i più importanti scrittori nativi di Trieste e altri scrittori celebri che vissero e scrissero le loro maggiori opere nel capoluogo giuliano.

Umberto Saba
Italo Svevo
La statua di Joyce a Trieste

Scrittori di lingua italiana:

Scrittori dialettali:

Scrittori di lingua tedesca:

Altri scrittori:

Scrittori di lingua slovena:

modifica Media

Elenco dei media di diffusione locale fruibili a Trieste:

Televisioni

Radio


modifica Eventi

Alessandro D'Alatri riceve il Premio "Città di Trieste" per il cinema