|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
San Severo [sansɛˈvɛːro] (antico Castellum Sancti Severini, quindi San Severino, poi Sansevero; in dialetto Sanzëvírë) è una città di 55.824 abitanti[1] della provincia di Foggia, nella Puglia settentrionale. Capoluogo di Capitanata e Molise fino al 1579, è sede vescovile dal XVI secolo. Centro di antiche tradizioni mercantili e agricole, oggi essenzialmente dedito al terziario e sede universitaria, il comune, al centro di un reticolo viario nel Tavoliere settentrionale, è una città d'arte. modifica Geografia fisicamodifica TerritorioSan Severo è il trentaduesimo comune italiano per estensione territoriale e il nono della Puglia. Confina con Apricena a nord, Rignano Garganico e San Marco in Lamis a est, Foggia e Lucera a sud, Torremaggiore e San Paolo di Civitate a ovest. La città sorge in territorio pianeggiante, al centro dell'Alto Tavoliere, a circa 90 m s.l.m.. Il suo agro, che geologicamente appartiene al Quaternario antico (con sabbia e argilla fossilifere, di origine marina), segue un andamento altimetrico decrescente da ovest (125 m s.l.m.) a est (26 m s.l.m.), mutando progressivamente dalle lievi crespe collinose occidentali alla più regolare piana a oriente, in corrispondenza del bacino del Candelaro.[2] Minimi i corsi d'acqua: oltre al Candelaro, attraversano l'agro sanseverese i torrenti Triolo e Salsola e i canali Radicosa, Vènolo, Ferrante, Santa Maria e Potesano. Alla scarsità di acque in superficie, quasi del tutto assenti nella stagione estiva, corrisponde una notevole presenza di acque freatiche salmastre, soprattutto nel sottosuolo della città.[3] L'agro, scarsamente popolato benché costellato di masserie, è caratterizzato fondamentalmente da ordinati oliveti, ampi vigneti di diverso tipo e vasti seminativi a frumento. Sono rari i frutteti, ma non mancano campi coltivati a ortaggi. modifica ClimaIl clima è mediterraneo, con inverni relativamente freddi (le nevicate sono un fenomeno raro) ed estati molto calde, caratterizzate da forti escursioni termiche diurne. I venti sono frequenti e, seppur talvolta piuttosto forti, sono mediamente moderati.
modifica Storia
modifica Le origini e i primi secoliSecondo la leggenda rinascimentale, la città fu fondata dall'eroe greco Diomede col nome di Castrum Drionis (Casteldrione), e sarebbe rimasta pagana fino al 536, quando san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, avrebbe imposto all'abitato il nome di un fantomatico governatore Severo, da lui convertito al cristianesimo. San Severo sorge nell'antica Daunia e nel suo agro sono state rinvenute tracce di vari insediamenti neolitici. In età altomedievale l'area non risulta interessata da abitati stabili e definibili. Tra l'età longobarda e quella bizantina s'irradiò dal monastero di Cassino il monachesimo benedettino, e con esso il culto dell'apostolo del Norico, san Severino abate: sul probabile itinerario della Via Sacra Langobardorum sorse dunque una primitiva chiesetta dedicata al santo, presso cui si formò nell'XI secolo, grazie al continuo afflusso di pellegrini diretti a Monte Sant'Angelo e agli spostamenti di uomini e merci, l'odierna città, originariamente chiamata Castellum Sancti Severini (borgo fortificato di San Severino). L'agglomerato, sviluppatosi rapidamente grazie alla posizione favorevole ai commerci, assunse ben presto una notevole importanza, e fu sede di mercanti veneti, fiorentini, saraceni ed ebrei. Dapprima soggetta agli abati benedettini del monastero di San Pietro di Terra Maggiore (e nel 1116 l'abate Adenulfo vi dettò la famosa Charta Libertatis), nel 1233 la città si ribellò a Federico II di Svevia che, dopo averla punita coll'abbattimento delle mura, la cedette ai cavalieri templari. modifica Trecento e QuattrocentoIntorno al 1312, dopo la soppressione dell'ordine templare, la città, fortificata nuovamente con una cinta muraria più ampia, fu donata da Roberto d'Angiò alla moglie Sancia, che nel 1317 la cedette al conte Pietro Pipino, signore di Vico. Questi, peraltro, non riuscì mai a prendere possesso del nuovo feudo a causa della resistenza armata dei cittadini, che deposero le armi solo quando il re concesse loro di riscattare la città. San Severo fu quindi dichiarata città regia in perpetuo. Divenuta capoluogo del giustizierato (provincia) di Capitanata, sotto la cui giurisdizione ricadeva anche il Contado di Molise, la città fu sede dei funzionari provinciali e del tribunale della Regia Udienza. Dopo che la regina Giovanna d'Angiò vi soggiornò per lungo tempo, diversi monarchi napoletani la onorarono della loro presenza, tra cui gli aragonesi Alfonso I e Ferrante I. Quest'ultimo, il 1 ottobre 1491, concesse a San Severo lo statuto municipale, noto anche col nome di statuto ferrantino. Nel XV secolo, inoltre, la città batté moneta propria.
modifica Il CinquecentoNel 1521 Carlo V, sorprendentemente, vendette la città al duca di Termoli Ferdinando di Capua, ma il sindaco Tiberio Solis riuscì a riscattarla versando all'imperatore 42.000 ducati, messi insieme raccogliendo contributi di privati cittadini e, soprattutto, contraendo l'enorme debito di 32.000 ducati con alcuni banchieri napoletani. Il sovrano, allora, dichiarò nuovamente San Severo città perpetuamente regia e inalienabile. Secondo la tradizione, nel gennaio del 1536 lo stesso Carlo V l'avrebbe onorata della sua presenza, nell'occasione nobilitando ventiquattro famiglie cittadine e istituendo l'oligarchico Regime dei Quaranta (dal 2006 l'evento è rievocato da un corteo storico)[6]. Per San Severo, divenuta la più popolosa città di Capitanata, il Cinquecento fu un secolo aureo. La ricchezza dei commerci, la vitalità culturale e l'autonomia amministrativa ne fecero uno dei maggiori centri del Mezzogiorno, grazie in particolare alla presenza di un grande fondaco veneziano che, direttamente collegato al porto del fiume Fortore, faceva da importante tramite tra la Serenissima e il regno napoletano.[7] Flavio Biondo nella Descrittione di tutta l'Italia (Venezia, 1550) scrive di San Severo che «è questo castello molto ricco, nobile, civile e pieno di popolo, ed è tanto opulento che non ha invidia ad alcun altro di questa regione»[8]. Notevole, in questi anni, è anche l'organizzazione ecclesiastica cittadina, con quattro ricche parrocchie, diversi ospedali, alcune confraternite e nove istituti religiosi, sei maschili e tre femminili. modifica L'età del principatoNel 1579, all'apice del suo prestigio ma soffocata dal debito contratto nel 1521, la città fu venduta al duca Gian Francesco di Sangro, che ottenne per i suoi eredi il titolo di principi di Sansevero. Di conseguenza essa perse il rango di capoluogo, che passò a Lucera, dove si trasferirono il governatore della provincia e il tribunale. Pessimo fu il rapporto dei cittadini coi nuovi feudatari, che non mancarono di inacerbire i sudditi con atti spregiudicati e tirannici. Molte famiglie dell'antica aristocrazia sanseverese scelsero fin da subito di lasciare la città e quelle che restarono assistettero impotenti all'esautorazione del Regime dei Quaranta. L'infeudamento segnò l'inizio di una fase di declino, nonostante la promozione della città a sede vescovile nel 1580. Il 30 luglio del 1627 un catastrofico terremoto,[9] la cui eco superò i confini nazionali, la rase al suolo quasi completamente e provocò la morte di ottocento abitanti e di un imprecisato numero di forestieri.[10] La ricostruzione fu piuttosto lenta, nonché frenata dall'epidemia di peste del 1656 e 1657 (vi persero la vita circa tremila cittadini), ma nel Settecento la città rifiorì, dandosi fisionomia marcatamente barocca. Il 16 aprile 1797 Ferdinando IV visitò San Severo e vi passò in rivista il reggimento Regina. Il 25 aprile, invece, vi vennero in visita il principe Francesco e la regina Maria Carolina, che assistettero a una messa solenne nella cattedrale. Nel febbraio del 1799, a seguito della feroce reazione alla proclamazione della repubblica giacobina, sfociata nel fanatico massacro dei suoi fautori, le truppe francesi, comandate dai generali Duhesme e La Foret, vinsero cruentemente un arrangiato esercito popolare e saccheggiarono con terribile violenza la città. Le vittime, tra cittadini e soldati, furono circa quattrocentocinquanta.[11] modifica L'OttocentoAbolita la feudalità nel 1806 e tramontata la signoria dei di Sangro, nel 1811 San Severo, sesta città del regno per numero di abitanti,[12] diventò capoluogo di uno dei tre distretti (poi circondari) di Capitanata e quindi sede di sottintendenza (poi sottoprefettura), mentre nel 1819 s'inaugurò, nell'antico Palazzo del Decurionato, il Teatro Comunale Real Borbone, prima sala all'italiana di Capitanata e tra le prime del Mezzogiorno.[13] Dopo il decennio francese la città divenne una cruciale roccaforte della carboneria, tanto che Guglielmo Pepe vagheggiò a lungo l'idea di fare di San Severo il punto di partenza dei moti del 1820.[14] Nel 1826 fu aperto il Cimitero monumentale. Il 18 maggio 1847 visitò la città Ferdinando II. L'ampia Villa Comunale, invece, fu inaugurata nel 1854, mentre nel 1858 fu istituita la Civica Biblioteca Ferdinandea. Nel 1860 San Severo contribuì con molti giovani ad accrescere le file dei garibaldini e, quando Francesco II era ancora sul trono, fu la prima città di Capitanata a proclamare il Regno d'Italia e a issare la bandiera tricolore. Il 21 ottobre dello stesso anno, i sanseveresi votarono all'unanimità per l'Italia unita. Dal 1862 al 1864, mentre impazzava il brigantaggio, la città fu sede del 49° Reggimento che si distinse nella repressione del fenomeno.[15] Dopo l'Unità si edificò la stazione ferroviaria (1863), furono attivati il Real Ginnasio e le Scuole Tecniche (1864), si costruì la casa circondariale e furono fondate due importanti bande musicali, la "Bianca" nel 1879 e la "Rossa" nel 1883, che ottennero vari riconoscimenti internazionali.[16] Deputati del collegio cittadino furono il giurista Luigi Zuppetta, vincitore delle elezioni del 1861, 1864, 1865 e 1880, e, dal 1866 al 1875, il famoso storico della letteratura Francesco De Sanctis. modifica Il Novecento e i giorni nostriIl 29 aprile 1923 il principe ereditario Umberto di Savoia visitò la città e inaugurò il grandioso edificio scolastico "Principe di Piemonte". Nel 1929 fu inaugurato, invece, il campo sportivo comunale. Il 27 ottobre 1931 il ministro delle comunicazioni Costanzo Ciano inaugurò le Ferrovie del Gargano, che collegano la stazione di San Severo a una serie di località del Gargano fino a Peschici, mentre il 9 dicembre 1937 si aprì per la prima volta il sipario del nuovo Teatro Comunale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il 9 settembre 1943 un gruppo di soldati italiani fu protagonista di un episodio di resistenza, rifiutando di cedere le armi ai tedeschi. Entro il successivo 28 settembre i tedeschi fecero saltare la centrale telefonica, il mulino Casillo e alcuni ponti, tra cui quello della ferrovia. Giunti gli alleati, la città fu sede di un'importante base aerea statunitense, ospitando la Fifteenth Air Force. I P-51 del 31st Fighter Group hanno eseguito missioni e condotto operazioni di supporto militare dalla base sanseverese dal 2 aprile 1944 al 3 marzo 1945. Il 23 marzo 1950 i lavoratori di San Severo insorsero contro le forze di polizia, alzando barricate e assaltando le armerie e la sede del MSI. Gli scontri causarono un morto e circa quaranta feriti tra civili e militari, e l'esercito occupò coi carri armati le principali vie della città. Nei giorni seguenti, coll'accusa di insurrezione armata contro i poteri dello Stato, furono arrestate centottantaquattro persone, assolte e rilasciate dopo il processo, un anno dopo.[17] Nel Novecento, in un clima culturale ricco di fermenti, sono vissute a San Severo personalità di rilievo come i poeti Umberto Fraccacreta e Mario Carli, gli scrittori Nino Casiglio e Giuseppe Annese, l'economista Angelo Fraccacreta e il celebre artista e fumettista Andrea Pazienza. Giovanni Paolo II ha visitato la città il 25 maggio 1987. Nel 1996, con apposito decreto, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha confermato per San Severo il titolo di città, storicamente acquisito nel 1580, al momento dell'istituzione della diocesi sanseverese. Nel 1999 sono stati presentati, presso la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, due disegni di legge (rispettivamente il 6472 e il 4370) per l'istituzione della provincia di San Severo, comprendente 22 comuni del Tavoliere settentrionale, del Gargano e del Subappennino Dauno. Tra il 31 ottobre e il 2 novembre 2002 un violento sisma, noto come terremoto del Molise, ha lesionati diversi edifici del borgo antico e causata la chiusura di alcune chiese storiche. modifica Il toponimo
Il nome della città deriva da quello del santo patrono, san Severino, titolare della chiesa intorno alla quale il castellum si è formato. L'agiotoponimo originario Sanctus Severinus compare in sette documenti redatti tra il 1116 e il 1266. La forma Sanctus Severus, invece, è attestata la prima volta in un documento del 1134, peraltro noto esclusivamente in dubbia trascrizione moderna. In una pergamena del 1141 compaiono entrambe le forme, una all'inizio e l'altra alla fine della scrittura, segno dell'alternanza che a un certo punto innescò la mutazione del nome dell'abitato a favore di un toponimo diverso dal titolo della chiesa matrice. Ciononostante il nome della città restò fluttuante per lungo tempo, tanto che San Severino, seppur sporadicamente, risulta in uso fino al XVII secolo. In alcuni documenti quattrocenteschi, inoltre, nell’intestazione in latino si legge la grafia originaria e nel testo in volgare quella derivata: questo fa ritenere che il cambiamento dell’antico agiotoponimo sia dovuto alla sincope, soppressione comune nel passaggio dal latino all’italiano: Sanctus Severinus > Sanseverinus > Sansevero, tanto più che nessun santo di nome Severo risulta venerato in città prima della fine del Seicento. Non a caso, il toponimo ufficiale - pur ammettendosi le infrequenti varianti San Severo e S. Severo - fu sempre Sansevero, in forma univerbata.[18] Nel 1931 il comune, su richiesta del Ministero dell'Interno, adottò ufficialmente la grafia San Severo, essendo quella riportata dal Dizionario dei Comuni del Regno compilato dall'Istituto Centrale di Statistica (il caso è analogo a quello di Sanremo). La scarsa o nulla resistenza all'inopportuno cambiamento ha fatto sì che la forma San Severo abbia preso piuttosto rapidamente il sopravvento, sicché oggi essa risulta impiegata quasi universalmente. Una curiosa eccezione è rappresentata da Trenitalia e dalla Società Autostrade, che indicano la città colla grafia S. Severo. modifica Arte, monumenti e assetto urbanoSan Severo conserva un notevole centro storico, costellato di significativi monumenti, per il quale il 2 febbraio 2006 ha ottenuto il riconoscimento di città d'arte.[19] Il centro cittadino, definito perimetralmente dalla cinta muraria intervallata da sette porte, ormai completamente smantellata, fu profondamente danneggiato dal terribile sisma del 30 luglio 1627. Pur conservando il labirintico sistema stradale medievale, il grande borgo antico, su cui si ergono imponenti alcuni caratteristici campanili, è ricco di monumenti prevalentemente barocchi, come i tanti palazzi signorili (de Petris, del Sordo, de Lucretiis, Fraccacreta, Mascia, Recca, de Ambrosio, del Pozzo, Summantico etc.), i tre grandi monasteri delle Benedettine (oggi sede del Tribunale), dei Celestini (sede municipale dal 1813) e dei Francescani (sede della Biblioteca Comunale e del Museo Civico), e le scenografiche chiese di santa Maria della Pietà e san Lorenzo (entrambe monumenti nazionali) e di san Nicola e della Trinità. Cuore del centro è la severa chiesa matrice di san Severino (anch'essa monumento nazionale), dedicata al primo e principale patrono della città e diocesi, che conserva i prospetti esterni romanici, con rosone e raffinato archivolto in pietra d'età federiciana. La vasta Cattedrale, dedicata a santa Maria assunta, è frutto di numerosi rimaneggiamenti; all'interno conserva, tra l'altro, un prezioso fonte battesimale del XII secolo e importanti dipinti settecenteschi (di D'Elia, Mollo e altri solimeneschi). Altri edifici sacri d'interesse storico e artistico sono la Collegiata di san Giovanni Battista (con belle tele di Nicola Menzele) e le chiese di santa Maria del Carmine (con grande cupola affrescata da Mario Borgoni), sant'Agostino (santuario del Soccorso), san Francesco d'Assisi, sant'Antonio abate, santa Croce, santa Maria di Costantinopoli (dei Cappuccini), san Sebastiano (o della Libera), santa Lucia, santa Maria delle Grazie e san Matteo (o san Bernardino).
Interessanti sono anche il severo Palazzo Vescovile, più volte rimaneggiato, e il secentesco Palazzo del Seminario, sensibilmente ampliato nell'Ottocento. Altro vanto della città è l'imponente Teatro Comunale, il massimo edificio teatrale della Capitanata e tra i maggiori di Puglia, inaugurato nel 1937 e oggi dedicato a Giuseppe Verdi. La lussureggiante Villa Comunale, vasto giardino pubblico ottocentesco con lunghi viali che convergono verso una collinetta artificiale detta Montagnella, ha elegante prospetto con statue bronzee e un grande palco circolare per i concerti bandistici; tra le aiuole sono collocati alcuni piccoli monumenti, tra i quali spicca il busto marmoreo di Matteo Tondi, opera realizzata nel 1837 da Tito Angelini. Notevoli, poi, sono alcune grandi architetture pubbliche realizzate tra la fine dell'Ottocento e il primo Novecento, tra cui l'Asilo d'infanzia "Matteo Trotta" (1899), la Casa di riposo "Concetta Masselli" (1902), l'Ospedale "Teresa Masselli-Mascia" (1906) e l'Edificio scolastico "Edmondo de Amicis", già "Principe di Piemonte", inaugurato da Umberto di Savoia il 29 aprile 1923. Di qualche interesse, inoltre, è l'austero prospetto della Camera del Lavoro (già Casa del Fascio), in piazza Allegato, opera degli anni trenta che ripete, in scala ridotta, la facciata del municipio di Latina. Pur esistendo isolate costruzioni extra moenia, la città, dopo il notevole ampliamento duecentesco legato alla costruzione di nuove mura e alla trasformazione del vecchio circuito murario in un importante anello stradale (il Giro Interno), coincise coll'attuale centro storico - un intrico di strade e stradine serpeggianti tra grandi, e talvolta enormi, isolati - pressappoco fino al Seicento. Dopo il terremoto del 1627 e il progressivo abbattimento delle mura, l'abitato si estese a scacchiera oltre la cinta difensiva (il Giro Esterno), sviluppando nuovi rioni che si aggiunsero ai diversi quartieri preesistenti (tra cui Borgo Casale, Borgo degli Orsi e il Quarto degli Ebrei). Nacquero così il Quarto dei Catacubbi (o delle Grazie), il rione sopra il Rosario e quelli di Porta Lucera, sotto Sant'Antonio, di Porta Foggia e di Porta San Marco. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, mentre l'abitato continuava ad estendersi in ogni direzione, s'intervenne per rendere più organico il continuo ampliamento della città colla sistemazione o la creazione di vaste piazze, come piazza Cavallotti e piazza dell'Incoronazione, e di grandi arterie alberate, come il viale della Villa (corso Garibaldi) e quello della Stazione (viale Matteotti). Il cospicuo patrimonio artistico e architettonico sanseverese non si esaurisce nell'area urbana: l'agro che circonda la città, attraversato dalla lunga via erbosa dello storico Tratturo del Re (il maggiore dei tratturi della transumanza), è infatti costellato di numerose imponenti masserie, suggestive plurisecolari architetture rurali, spesso fortificate. Tra le maggiori spiccano le masserie Torretta, del Sordo, Tabanaro, Scoppa, San Matteo, Antonacci e Torre dei Giunchi. modifica Societàmodifica Evoluzione demograficaAbitanti censiti modifica Dialetto sanseveresePer la posizione geografica della città, che permette da secoli un contatto diretto con dialettofoni garganici, pugliesi settentrionali, molisani e campani, il dialetto sanseverese, globalmente alquanto vicino al napoletano, presenta interessanti caratteri di contaminazione con esiti, al contrario del dialetto foggiano, del tutto estranei al dialetto barese.[20] Per un esempio delle non piccole differenze tra il foggiano e il sanseverese, si veda come il medesimo proverbio («Non ho fatto in tempo a dire: "Cristo, aiutami"») suoni a Foggia: N'agghjë fattë a 'timp a dicë: "Crìstë, ajutëmë", e a San Severo: N'è fàttë 'ndèmbë a ddìcë: "Crìstë, 'jùtëmë", ovvero come all'espressione foggiana Stëcë appëzzëcàtë k'a sputàcchjë (sta incollato colla saliva) corrisponda, in sanseverese, Sta 'ppëccëchétë cû sputètë. Altro proverbio esemplare è «Il cane azzanna lo straccione»: a Foggia è reso con 'U cànë muzzichèjë 'u strazzàtë, a San Severo con 'U chènë mòccëchë a 'u straccètë.[21] modifica Tradizioni e folcloremodifica La festa patronaleLa festa patronale, popolarmente nota come Festa del Soccorso (o, per antonomasia, la Festa), si celebra la terza domenica di maggio e il lunedì successivo in onore della Madonna del Soccorso e dei santi compatroni principali, san Severino abate e san Severo vescovo. Straordinario evento barocco che ogni anno attira diverse migliaia di visitatori, la festa è caratterizzata da due sontuose processioni, in cui si portano a spalla numerosi simulacri di santi. Entrambi i sacri cortei sono scanditi dalle fragorose batterie pirotecniche, dette anche fuochi, incendiate al passaggio delle processioni negli oltre venti rioni, riccamente addobbati coi rispettivi colori in funzione del palio che viene assegnato alla contrada che ha realizzato il miglior fuoco. Durante l'incendio delle batterie, inoltre, si scatena l'impressionante corsa dei fujenti, un'intrepida folla di giovani che segue il percorso dei fuochi correndo a breve distanza dalle esplosioni.
modifica I riti del Venerdì SantoTra le molte tradizioni del suo passato che San Severo conserva, particolarmente significativi sono i riti tardo-barocchi della Settimana Santa. All’alba del Venerdì Santo tre processioni prendono avvio contemporaneamente dalla chiesa della Pietà, coll'imponente e sfarzosa statua settecentesca dell’Addolorata (Arciconfraternita dell'Orazione e Morte), dalla chiesa della Trinità, coll’effigie lignea del Cristo legato alla colonna (Arciconfraternita del Rosario), e dalla chiesa di sant’Agostino, colla pesante Croce del Cireneo portata a spalla da penitenti incappucciati (Arciconfraternita del Soccorso); i tre sacri cortei convergono nell’antica piazza del Castello, dove avviene il commovente Incontro: le statue dell’Addolorata e del Cristo ‘corrono’ l’una verso l’altra ma l’abbraccio tra la Madre e il Figlio è impedito dalla Croce, che si pone improvvisamente tra loro. Alla sera del Venerdì Santo, invece, si snoda per le vie della città, dalla chiesa di santa Lucia, la toccante processione coll'effigie di Gesù morto, racchiusa in una fastosa urna barocca, seguita da un'altra pregevolissima statua della Vergine dolorosa (Confraternita del Sacramento). In Santa Lucia, al rientro del sacro corteo, si espone al bacio del popolo lo stesso simulacro del Cristo morto, mentre nella chiesa della Pietà, dopo la rituale ora della Desolata, la statua dell'Addolorata, spogliata dei fastosi abiti del mattino e posta direttamente in terra ai piedi dell'altare maggiore, 'riceve le condoglianze' dei fedeli che le baciano le mani. modifica Altre feste religioseMolto sentite sono anche le feste, con relative processioni e incendio di batterie, della Madonna del Carmine (16 luglio), di san Rocco (16 agosto) e della Madonna del Rosario (terza domenica di ottobre), come pure la ricorrenza della Concetta, ossia l’Immacolata (8 dicembre), in occasione della quale i giovani sparano per le vie numerosi petardi e sono incendiati caratteristici falò, nonché la festa di sant'Antonio abate (17 gennaio), con la storica benedizione degli animali. L'8 gennaio, invece, si celebra ogni anno la solenne cerimonia della consegna del voto a san Severino da parte dell'Amministrazione Comunale, nel corso della quale si ricorda con gratitudine la prodigiosa apparizione del santo patrono nel 1528. modifica Il carnevaleNel periodo di carnevale è usanza preparare dei goffi pupazzi che sono appesi, comicamente seduti su sedioline, all’uscio delle case. Il martedì grasso, all’imbrunire, si celebra il loro pittoresco funerale, che si conclude coll’apotropaico incendio degli stessi pupazzi, talvolta imbottiti di petardi. La città non pare aver avuto una vera e propria maschera tipica: il travestimento tradizionale più diffuso, peraltro, prevedeva che gli uomini indossassero vistosi abiti femminili e si truccassero in modo assai grottesco, dando vita alle cosiddette pacchianelle, oggi piuttosto rare. modifica La festa del vinoNegli ultimi anni all’antica Sagra dell’uva, festosa celebrazione settembrina di uno dei principali prodotti della terra sanseverese, è subentrata la Festa di san Martino, sagra del vino novello, che si tiene nel centro storico della città per diversi giorni intorno all’11 novembre, con esposizione di prodotti tipici, degustazione di vini e gastronomia locale e spettacoli di varia cultura (concerti, mostre, sfilate folcloristiche etc.). modifica Culturamodifica Musei, biblioteche e archivi
La conservazione e la promozione dei beni artistici, librari e documentari della città sono la ragion d'essere di una serie di importanti istituzioni pubbliche e private che favoriscono lo sviluppo culturale di San Severo e del suo circondario.
Mostre di diverso genere (archeologiche, di pittura, fotografiche etc.) sono più o meno regolarmente allestite presso il Museo civico, il Museo diocesano e la Galleria d'arte moderna di Palazzo San Lorenzo. Ogni anno, dal 1979, si celebra in città l'importante Convegno nazionale di preistoria, protostoria e storia della Daunia, organizzato dalla locale sede dell'Archeoclub d'Italia. modifica Teatro e musicaTerzo teatro pubblico della città, dopo quello del Decurionato (1750 ca.) e il Real Borbone (1819), il Teatro Verdi (opera di Cesare Bazzani, 1937), con la sua sala a cinque ordini (progettata per 1600 spettatori) e il foyer e il ridotto dei palchi (oggi Auditorium), è privilegiato luogo d'incontro e promozione per l'intera Capitanata e non solo.[22] Nel corso di ogni anno, accanto a una ricca stagione concertistica curata dagli Amici della Musica, al Verdi si allestiscono alcuni spettacoli operistici di qualità, una serie di spettacoli di prosa (in collaborazione col consorzio Teatro Pubblico Pugliese) e serate dedicate al balletto, in linea con una tradizione plurisecolare di notevole livello. Dal 2005, inoltre, vi si svolge la rassegna teatrale scolastica Il teatro a scuola, la scuola a teatro, con spettacoli allestiti da gruppi di studenti delle scuole superiori cittadine. Concerti di musica sacra si tengono periodicamente nelle chiese del centro storico. Non di rado, inoltre, nel Palasport "Falcone e Borsellino" si esibiscono famosi cantanti di musica leggera. Anche la suggestiva Cantina D'Araprì è luogo di offerta musicale di qualità, con rassegne jazz tematiche di alto livello.
modifica Istruzionemodifica UniversitàLa sede di San Severo dell'Università degli studi di Foggia è stata istituita contemporaneamente allo stesso ateneo. Sono attivi i corsi di Infermieristica (Facoltà di Medicina e Chirurgia), Economia aziendale (Facoltà di Economia), Viticoltura ed enologia e Scienza e tecnologie della vinificazione (Facoltà di Agraria). È in costruzione, presso l'ex edificio scolastico "Pascoli", la cittadella che ospiterà i corsi di Economia e di Medicina, attualmente tenuti in sedi provvisorie (Istituto commerciale "Angelo Fraccacreta" e Ospedale "Masselli Mascia"), mentre quelli di Agraria si tengono presso l'Istituto agrario "Michele di Sangro". modifica Scuole pubblicheIn città sono attivi cinque circoli di scuola primaria, quattro scuole medie e otto istituti superiori (Liceo Ginnasio, Liceo Scientifico, Istituto Tecnico Agrario, Istituto Tecnico Commerciale, Istituto Tecnico Industriale, Istituto Professionale di Stato, Istituto Magistrale e Istituto Tecnico per Geometri). modifica InformazioneL'informazione cittadina è affidata a diverse testate locali (Il Corriere di San Severo, Il Giornale di San Severo, La Gazzetta di San Severo e Il campanile), nonché all'emittente televisiva Tele Radio San Severo, attiva dagli anni Settanta, e alla giovane testata web Sansevero.tv. Di ampio respiro è il periodico Il caffé, mentre La Gazzetta del Mezzogiorno pubblica quotidianamente una pagina su San Severo e il Nord-Tavoliere. modifica Sanseveresi illustri
modifica Uomini di lettere e di scienza
modifica Artisti
modifica Politici
modifica Musicisti e cantanti
modifica Sportivi
modifica Vescovi
modifica Economia
modifica Agricoltura e prodotti tipiciSan Severo è ai primi posti nel mondo per la produzione | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||