San Nicandro Garganico.html

 
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San Nicandro Garganico
Panorama di San Nicandro Garganico
San Nicandro Garganico - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Puglia
Provincia: stemma Foggia
Coordinate: 41°50′0″N 15°34′0″E / 41.83333, 15.56667Coordinate: 41°50′0″N 15°34′0″E / 41.83333, 15.56667
Altitudine: 224 m s.l.m.
Superficie: 172,63 km²
Abitanti:
16.344 31/12/2007
Densità: 95 ab./km²
Frazioni: Torre Mileto 
Comuni contigui: Apricena, Cagnano Varano, Lesina, Poggio Imperiale, San Marco in Lamis
CAP: 71015
Pref. telefonico: 0882
Codice ISTAT: 071049
Codice catasto: I054 
Nome abitanti: sannicandresi 
Santo patrono: San Nicandro, San Marciano, Santa Daria, Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria 
Giorno festivo: 17 giugno, 8 dicembre 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

San Nicandro Garganico (fino al 1999 Sannicandro Garganico) è un comune di 16.344 abitanti in provincia di Foggia. Fa parte del Parco Nazionale del Gargano e della Comunità Montana del Gargano.

Indice

modifica Posizione geografica

Sorge su un complesso di amene colline, pochi chilometri a Sud-Est del Lago di Lesina, a fare da avanguardia settentrionale del promontorio del Gargano. Il territorio comunale si estende dal mare Adriatico all'alta collina (754 m s.l.m) ed è compreso tra i laghi di Varano e Lesina. I confini amministrativi coincidono rispettivamente con i comuni di Lesina, Cagnano Varano, San Marco in Lamis, Apricena e Poggio Imperiale.

modifica Come raggiungere la città

modifica Storia

La prima attestazione documentaria di un Castrum Sancti Nicandri si ha in un documento di donazione al conte Henricus di Monte Sant'Angelo, datato 1095.

Poche sono le notizie pervenute riguardo ai primi secoli, ma sembra piuttosto plausibile l'ipotesi di una fondazione normanna, se non bizantina, del primo castrum.

In verità, il primo nucleo abitativo sembra fosse costituito da un casale, detto Difesa di San Nicandro, che doveva sorgere presso la via che conduce alla città federiciana di Apricena, nei pressi di una ben più antica chiesa dedicata a San Nicandro vescovo di Mira, forse una grancia di qualche monastero. A pochi chilometri, su un'altura costeggiata da un profondo canale detto "Vallone", sorgeva una torre di avvistamento e difesa.

Nei secoli successivi al primo millennio, tuttavia, il centro abitato si sviluppò proprio nei dintorni di quella torre, a cui fu addossata la costruzione di un castello già in epoca normanna. Probabilmente, la crescita demografica fu dovuta anche alla progressiva immigrazione di abitanti di casali costieri o, comunque, insufficientemente difesi, come Devia, Maletta e Sant'Annea. Tuttavia anche San Nicandro, nonostante la sua posizione nascosta soprattutto ad Oriente, conobbe alcune incursioni nemiche fino agli inizi del XVI secolo, che tuttavia non furono mai decisive per la permanenza e la crescita dell'abitato.

Divenuto feudo già con i Normanni, quando fu oggetto di rivendicazioni tra le contee di Lesina e di Devia, lo troviamo sotto l' imperium di Guglielmo di Manero negli anni circostanti il 1174.

Nel lungo corso di una serie di travagliati passaggi di proprietà tra vari patroni, è feudo di Robert de Clary (1269-1270), noto cronista della cosiddetta IV crociata e ultimo relatore medievale della sindone; da questi passa ai Colant, ai Lagonessa, ai de Sus, per essere poi acquistato dai della Marra che lo detennero intorno al 1446-1490 perdendolo, poi, per reato di fellonìa.

Nei decenni intorno al 1520-1560 passa ai Picciolo e, dopo la breve parentesi dei Carrafa di Maddaloni, passa ai Caroprese (fine '500 - primi '600) e infine ai Cattaneo, che lo detengono dal primo ventennio del Seicento sino al 1806, quando i feudatari sopperiscono al regno di Gioacchino Murat.

Fu proprio sotto i Cattaneo che San Nicandro conobbe la sua prima fase di stabilità politica e sociale, sebbene continuò ad essere un centro a prevalente vocazione agricola e silvo-pastorale, le cui terre erano spartite tra il feudatario e il Clero locale.

In questo periodo, infatti, si rileva una pur tenue introduzione del Barocco soprattutto in alcuni edifici religiosi della città, grazie ai frequenti suffragi dei feudatari.

Verso la fine del Settecento, ebbe inizio la crescita economica di alcune famiglie borghesi che, occupado terre demaniali, già alla metà dell'Ottocento si trovarono a possedere vastissimi latifondi che gli consentirono una rapida ascesa sociale e politica.

Di queste famiglie, che divennero il bersaglio prediletto, per tutto l'Ottocento, delle più impietose scorrerie di briganti, la più potente fu la famiglia Zaccagnino, che offrì anche una lunga serie di sindaci e deputati sino agli inizi del Novecento.

Proprio all'apice del dominio socio-politico di questa aristocrazia terriera, che intesseva stretti legami con l'alta società della capitale del Regno di Napoli, San Nicandro conobbe un rapido sviluppo economico, politico e culturale, divenendo in breve tempo il centro maggiore del Gargano: si incrementò la produzuone agricola, con esportazione di prodotti (grano, olio e uva da tavola) in tutta Italia e, soprattutto intorno agli anni '30 del Novecento, crebbe notevolmente l'artigianato.

Nello stesso periodo la compagine politica e culturale conobbe una fervente attività di movimenti carbonari e massonici, inseriti appieno nelle vicende nazionali. Successivamente, tra la fine dell'800 e i primi decenni del Novecento, San Nicandro divenne uno dei più aspri teatri della lotta politica di classe sotto la guida di personaggi eminenti, come Giuseppe e Domenico Fioritto, con esiti spesso tragici, menzionati nelle cronache e mitizzati nella letteratura del tempo, com'è il caso de "Il cafone all'inferno" di Tommaso Fiore, che trasse spunto da storie quotidiane dei contadini sannicandresi.

Quest'anelito di riscatto, che risuona tuttora nella vasta tradizione di musica e oralità popolari, trovò il suo sfogo nell'ultimo Dopoguerra quando, estinte le grandi famiglie di latifondisti, le sinistre conquistarono il potere cittadino, creando un vasto fenomeno di occupazione di terre demniali, tuttora oggetto di discussione socio-politica.

Sempre durante il secondo conflitto mondiale, un altro fenomeno, tutt'ora oggetto di studio a livello mondiale, darà a San Nicandro una certa rievanza socio-antropologica: la conversione di un numeroso gruppo di contadini alla fede giudaica, sotto la guida illuminante di Donato Manduzio.

A partire dalla fine deglia anni '80 del Novecento, la fama di San Nicandro crebbe in europa per essere la maggior esportatrice di fiori secchi ornamentali, di cui identificò per lungo tempo il 70% della produzione nazionale.

modifica Toponimo

Le più antiche citazioni parlano di un Castrum Sancti Nicandri, quindi di un Castellum e infine della Terra Sancti Nicandri, nel momento in cui l'antico castello diviene un borgo abitato.

Il toponimo è riferito al santo omonimo ma è da chiarire di quale San Nicandro si tratti, poiché il martirologio romano conosce almeno tre diversi santi con questo nome. L'ipotesi più probabile è che il primo insediamento sia stato fondato in un tenimento cenobitico denominato S. Nicandro per la presenza di qualche chiesa dedicata al santo vescovo di Mira. Per cui lo stesso abitato ne avrebbe poi conservato il nome.

Successivamente, divenuto desueto (o forse mai praticato a livello popolare) il culto di S. Nicandro di Mira per alcuni secoli, agli inizi del Seicento l'attenzione cultuale, fuorviata dalla omonimia, si traspose su San Nicandro martire di Venafro, per l'arrivo di un frate francescano panegirista, che portò con se nel centro garganico alcune reliquie proprio dalla cittadina molisana. Il culto di S. Nicandro martire di Venafro, insieme ai compagni Marciano e Daria, grazie all'incentivo pastorale della Chiesa locale e alla promozione "mecenatistica" dei feudatari Cattaneo, assunse gradualmente, pur con periodiche difficoltà, i connotati di culto patronale cittadino, fino al giorno d'oggi.

Nel 1861, con l'unificazione d'Italia, il nuovo governo piemontese decise di modificare il toponimo, forse per esigenze di duttilità burocratica, che divenne Sannicandro Garganico.

Una delibera di Consiglio Comunale del 1998, approvata dal Presidente della Repubblica, ripristina il toponimo in San Nicandro Garganico.

modifica Attrazioni turistiche

Il territorio di San Nicandro Garganico comprende, nella sua estensione, un insieme variegato di microambienti e paesaggi, che vanno dall'alta collina, alla pianura, ai laghi costieri, al mare. Di qui una miriade di paesaggi suggestivi che conducono l'osservatore dalle Isole Tremiti fino, nelle giornate più terse, al Gran Sasso, al Conero e alla costa croata. Oltre alla unicità dei paesaggi, resi ancor più affascinanti da anfratti, grotte e sorgenti che rivelano la natura fortemente carsica del territorio, vi sono alcuni siti di particolare interesse storico-culturale e naturalistico, nel centro abitato e nelle zone rurali.

Dolina Pozzatina

modifica Bellezze naturali

modifica Monumenti e siti d'interesse culturale

  • Chiesa Madre Santa Maria del Borgo.

È la chiesa madre della città, impropriamente identificata come cattedrale, nonostante non sia mai stata residenza episcopale.

La chiesa, costruita probabilmente tra il 1573 e il 1580, assunse presto le funzioni parrocchiali, trasferite dalla più antica chiesa di S. Giorgio, sita nella Terravecchia. Successivamente, grazie all'acquisizione di particolari diritti e onorificienze in seno alla diocesi di Lucera, è fregiata del titolo di collegiata, retta da un arciprete e da un collegio di dodici canonici regolari.

L'edificio attuale è il risultato di vari rimaneggiamenti, il più incisivo dei quali avvenuto intorno al 1693, per ordine del vescovo di Lucera Domenico Morelli e a spese delle confraternite, a seguito del terremoto del 1688.

Si presenta oggi a pianta basilicale, con tre navate scandite da dodici pilastri e la volta (costruita nella seconda metà dell'Ottocento) a botte con lunette.

La facciata, di forma rettangolare ad abbracciare l'estensione delle tre navate, è interamente costituita di blocchi di pietra squadrati. Ad interrompere questa austerità, il sobrio portale centrale in stile tardo-rinascimentale, sovrastato da un frontone arcuato aperto che accoglie, sulla sommità, le insegne del vescovo Morelli e la lapide della ricostruzione del 1693.

Il campanile, un paio di metri a Nord-Est del corpo della chiesa, è a torre quadrata, dello stesso stile della facciata, diviso in tre sezioni da due cornicioni marcapiano. L'ultima ospita l'aula campanaria. La torre termina con una cuspide ottagonale, che sul versante principale reca una meridiana.

Sul lato Ovest, parallele alla chiesa e unite ad essa da tre archi che si aprono nella navata destra, tre cappelle: quella dei Misteri della Passione, dell'Immacolata e del SS. Sacramento. La cappella dei Santi Patroni, invece, è sita parallelamente alla navata sinistra, nella parte anteriore.

Da ammirare, la nutrita statuaria lignea di scuola napoletana, risalente al tardo barocco, come testimoniano le preziose ed espressive forme della statua dell'Immacolata, di S. Michele, di S. Nicandro, S. Marciano e S. Daria. Di un certo rilievo storico e artistico, la tela dell'Annunciazione, attestata al tardo '500, gli altari barocchi di S. Michele e dei Santi Nicandro, Marciano e Daria Patroni della città


  • Chiesa di San Giorgio in Terravecchia.

La leggenda racconta che dietro l'altare vi era, un tempo, un pozzo che poteva esaudire i desideri di chi riusciva a prendere un secchio colmo di acqua senza far cadere goccia. Questa piccola chiesa ad aula unica con tre campate, oggi coperte con tetto piano, ha un altare in marmo intarsiato con il retro provvisto di una piccola sacrestia in piano con la chiesa stessa. Tramite una scala pioli si accede a un soppalco che permette di portare doni e fiori alla Madonna di Costantinopoli. Si ricordano in proposito i festeggiamenti, l'8 settembre, con funzione religiosa e processione. Lungo i muri si trovano ancora le nicchie con statue di santi, tra i quali San Giorgio, a cui è dedicata la chiesa, Sant'Antonio Abate e San Leonardo. Ogni primo martedì del mese vi si celebra la messa. La facciata è semplice, con portale in pietra e cornicione culminante con campanile a vela (a doppia campana), raccordato al prospetto da due lunette. Al centro della facciata è un prezioso quadro della Madonna con Bambino.

modifica Manifestazioni ed eventi

  • I fuochi
  • La Settimana Santa. I riti propri della città iniziano il Mercoledì Santo, quando verso sera (ore 20,00) ha luogo la Via Crucis per le vie della città, in cui viene portata una grande croce nera in legno. Il Giovedì Santo, invece, si celebra l'istituzione della Santissima Eucaristia. Dopo la messa vespertina ogni chiesa viene addobbata con dovizia di particolari, per ospitare l'urna in cui è custodito il SS. Sacramento. Quindi ha luogo la Visita a Gesù Sacramentato nelle sette chiese (tante sono le chiese della città, che restano aperte tutta la notte e fino al mezzogiorno del Venerdì) da parte dei fedeli: si tratta della pia pratica tipica di questa notte, che una volta era impropriamente detta "Visita ai Sepolcri". A tarda sera, la visita è fatta dalle Confraternite, in abito caratteristico, che nel percorrere le vie eseguono i canti tradizionali della Passione e il Miserère. Il Venerdì Santo, dopo la celebrazione della liturgia della Passione del Signore, verso il tramonto, si svolge la Processione dei Misteri della Passione, unica in tutto il Gargano e l'alto Tavoliere, nella quale sfilano le Confraternite in abito tradizionale, e vengono portate sette statue rappresentanti i momenti salienti della Passione, tra cui quelle del Cristo Morto e della Vergine Addolorata.
  • Festival internazionale della Scuola
  • Festa Patronale. Liturgicamente la festa dei Santi Patroni, preceduta dalla novena che si celebra, a partire dall'8 giugno, durante la messa vespertina nella Chiesa Madre, ricade il 17 giugno.

I festeggiamenti si svolgono, solitamente, nei giorni 14, 15, 16 e 17 giugno, con spettacoli ed eventi di piazza che culminano, l'ultimo giorno, con la solenne processione dei simulacri lignei dei SS. Nicandro, Marciano e Daria, e il concerto serale di un artista di fama nazionale.

  • La Piazza dei Sapori Garganici

Istituita nel 2003, è una delle prime manifestazioni di turismo eno-gastronomico del Gargano. L'evento, che ha luogo nella prima decade di agosto, è patrocinato dagli enti territoriali ad ogni livello.

Si tratta di una "vetrina del gusto", che mette in piazza, lungo il corso principale di San Nicandro, i sapori tipici della cucina locale, caratterizzandosi per l'ampia possibilità di degustazione.

La manifestazione, le cui prospettive di promozione del territorio sono assai ambiziose, conta ogni anno una nutrita partecipazione di amanti del gusto (oltre 10.000 persone) provenienti da ogni dove.

  • Fiera d'Ottobre del Gargano
  • La Novena di Natale
  • Festa della Matricola

modifica Amministrazione comunale

Sindaco: Costantino Squeo (Partito Democratico) dal 14/06/2006
Centralino del comune: 0882 477111
Posta elettronica: info@comune.sannicandrogarganico.fg.it

modifica Evoluzione demografica

Abitanti censiti


modifica Sannicandresi illustri

modifica Voci correlate

modifica Collegamenti esterni

modifica Siti internet

Sito istituzionale (www.comune.sannicandrogarganico.fg.it)

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