Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, si è deciso a seguito di discussioni di usare nella nomenclatura delle pagine il termine lingua per quelle riconosciute come tali nella codifica ISO 639-1, ISO 639-2 oppure ISO 639-3, approvata nel 2005. Per gli altri idiomi viene usato il termine dialetto.
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« ...Il viaggiatore che, in uno scompartimento di III classe nel tragitto da Napoli a Taranto, presti attenzione alla conversazione dei contadini che salgono ad ogni stazione, si renderà subito conto che nel primo tratto – se si trascurano variazioni nell'intonazione e differenze locali minime – la base linguistica è sorprendentemente unitaria. Ma subito dopo la profonda valle del Platano, dalla stazione di Picerno in poi il quadro cambia. Improvvisamente arrivano all'orecchio del viaggiatore forme foniche che non si adattano assolutamente alla situazione osservata fino a quel momento... E così si continua anche dopo che il treno ha superato le stazioni di Tito e Potenza. Soltanto a partire da Trivigno queste caratteristiche scompaiono e, mentre il treno tra le brulle e selvagge montagne della valle del Basento si dirige verso il golfo di Taranto, ricompare improvvisamente la situazione linguistica che, appena due ore prima, era scomparsa così improvvisamente e in modo così inspiegabile... (Gerhard Rohlfs) » |
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I dialetti lucani sono i dialetti parlati nella regione Basilicata (chiamata anche Lucania e da questo nome è tratto l'aggettivo "lucani").
Come ci insegna la storia, l'Italia è stata oggetto di conquiste ed insediamenti di numerosi popoli nei millenni. Questo fenomeno fu molto più accentuato nel meridione, compresa la Basilicata. Nel corso dei secoli, questa regione è stata conquistata da diverse popolazioni straniere (normanni, svevi, aragonesi, slavi, ottomani ad esempio), che hanno dato vita a vari linguaggi eterogenei. Per questa ragione, il dialetto lucano (come altri dialetti regionali) presenta delle evidenti diversità a seconda delle varie zone della regione.
modifica I vari dialetti lucani
Sebbene abbia caratteristiche proprie, questo dialetto presenta varie influenze provenienti dalle regioni limitrofe (Campania, Puglia, Calabria), che sono incorporate dalle zone situate nelle vicinanze di queste regioni.
In linea generale, si può affermare che il dialetto di questa regione è suddiviso principalmente in cinque blocchi, a cui si aggiungono due dialetti "autonomi".
- Il dialetto della zona appula è riscontrabile in parte della provincia di Matera (in particolare nei comuni di Matera, Montescaglioso, Irsina) soprattutto nella parte collinare orientale, nei comuni che si affacciano sulla Valle del Bradano e nella parte nord della Provincia di Potenza (specie nei comuni di Venosa, Rionero in Vulture, Melfi, Lavello ecc...). Esso mostra una fonetica composta da vocali, in genere, aperte e presenta similarità con il dialetto barese. Nella zona di Melfi, il dialetto presenta notevoli somiglianze con quelli della provincia di Foggia e del Nord-Barese. Caratteristica del dialetto del Vulture-Melfese è la totale assenza del passato remoto dei verbi, che viene sempre sostituito con il passato prossimo.
- I dialetti "autonomi" di Lagonegro e Maratea: il primo è prettamente improntato sul napoletano, in quanto Lagonegro fu, negli anni '40-'50-'60 del XIX secolo, sede amministrativa di un dipartimento del Regno di Napoli (con relativi funzionari provenienti da Napoli). A Maratea si parla un dialetto originale (per quanto somigliante al ceppo lucano), basato foneticamente e grammaticalmente sul latino, il greco antico, l'osco e lo spagnolo, che arriva ad avere addirittura sonorita che lo fanno assomigliare al sardo[1].
- ^ Sul dialetto di Maratea vedere il saggio breve di Letizia Labanchi in Conoscere Maratea, pubblicato a Lagonegro nel 1979.
modifica Bibliografia e fonti
- M. Melillo , Atlante fonetico lucano , Roma 1955
- R. Bigalke , Dizionario dialettale della Basilicata , Winter Universitatsverlong , Heidelberg 1980
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