Dialetto foggiano.html

 
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Foggiano (Fuggënë)
Creato da: {{{creatore}}} nel {{{anno}}}
Contesto: {{{contesto}}}
Parlato in: bandiera Italia
Regioni:Parlato in: Puglia
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Persone: 160.000 cittadini
Classifica: non nelle prime 100
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Filogenesi:

Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Dialetti italiani meridionali
    Foggiano
     
      
       
        
         
          
           
            
             
              

Statuto ufficiale
Nazioni: nessuna
Regolato da: nessuna regolazione ufficiale
Codici di classificazione
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ISO 639-2 {{{iso2}}}
ISO 639-3 {{{iso3}}}  (EN)
SIL {{{sil}}}  (EN)
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Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
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Il Padre Nostro
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Traslitterazione
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Il dialetto foggiano (IIIa, dauno-appenninico) nel sistema dei meridionali intermedi

Per dialetto foggiano si intende una variante di lingua romanza parlata a Foggia fino ad oggi. Rientra nei dialetti pugliesi settentrionali a loro volta connessi al gruppo dei dialetti italiani meridionali.

Estratto: A'u cëmëter, poesia di Raffaele Lepore:

Che 'u munnë è amalamendë né ruverë.
E quiëstë l'agghië vistë a'u cëmëter
sop e marmë, ndò vedë sembë scrittë:
"qua stëcë sebbellitë n'omë drittë,
bbunë lavoratorë
chë ttand onorë"
lla màjë, ijë, agghji lettë, averamendë,
"qua stëcë rëpusannë nu fëtendë"

Indice

modifica Storia

La nascita della città di Foggia, e quindi del relativo dialetto, si attesta nel XI secolo, nel periodo di dominazione normanna della zona. Perché essa assuma una certa importanza in quella regione, tuttavia, si deve aspettare il XII secolo, con Federico II del Sacro Romano Impero: a partire da questo momento Foggia divenne un importante centro burocratico collegato alla transumanza, centralità resa visibile nel 1447 dalla costituzione della dogana delle pecore. Tali avvenimenti furono di notevole importanza per il successivo sviluppo della lingua: la grande affluenza di pastori, specie abruzzesi, unita all'importanza che la città e la sua fiera stavano assumendo anche a livelli più generali, ne provocò l'evoluzione.

In seguito la città dovette subire diverse crisi, come il terremoto del 1731 e la fine della transumanza, mettendone in crisi anche l'importanza. Il mutamento linguistico che derivò da questi avvenimenti fu un avvicinamento agli altri dialetti pugliesi, pur mantenendo notevoli elementi propriamente abruzzesi e napoletani (acquisiti dalla permanenza nel Regno di Napoli): per le influenze del dialetto abruzzese basti pensare alla forma jëmë (andiamo), opposta allo sciamë tipico degli altri dialetti pugliesi; per quelle relative al napoletano si consideri la forma u sëjë (lo sai).

modifica Cenni di fonologia

Non è possibile trascrivere il dialetto di Foggia con i segni dell'italiano in quanto l'italiano dispone di sette suoni vocalici, mentre il dialetto di Foggia riconosce ben quattordici vocali compresi gli allofoni. (Useremo ë per "schwa", vocale muta)

modifica Vocali

Il dialetto di Foggia riconosce il suo vocalismo nel sistema vocalico latino più diffuso, comune al gruppo di partenza, ossia un gruppo proto-romanzo di sette vocali in cui gli esiti di I ed O brevi si uniscono con quelli di I ed O lunga. Dato comune all'italiano. Per cui voci come neve, dal latino nivem, e voci come seta, dal latino seta, conservano uno stesso esito vocalico come in italiano. Mentre gallina (gallina) esita in i. Per fare un esempio contrastivo, nel dialetto siciliano si ha: gaddhina, nivi, sita. Così i tipi uva, nucem, hora che in siciliano passano ad u, mentre in italiano e toscano si basano su una u ed una o chiusa.

Nel dialetto foggiano l'utilizzo di una diversa vocale per mezzo della metafonesi (modificazione di una vocale per influsso di un'altra vocale) provoca l'opposizione del maschile al femminile, del singolare al plurale e tra le varie persone dei verbi, per cui si dice:

  • purkë (porco) opposto a pòrkë (porca);
  • dendë (dente) opposto a dindë (denti);
  • vèvë (bevo) opposto a vivë (bevi).

Le stesse vocali, poi, subiscono delle alterazioni nel nome stesso rispetto all'italiano: la parola vento diventa così vindë.

Ma il panorama vocalico è senza dubbio dominato dalla vocale atona schwa: nella parola dëlëcàtë (delicato) è presente per ben tre volte. È importante poi ricordare che la a se accentata (à) diventa un suono gutturale che non è descrivibile. Eccezione a tale regola è quando è posta alla fine di una parola:

  • malëtë (malato), cëpë (testa);
  • magnà (mangiare), purtà (portare).

Estranei al panorama vocalico del dialetto i suoni della e e della o chiuse. Di contro esso dispone di ben tre i e tre u:

  • quillë (quello), littë (letto, i molto chiusa) e gallinë (gallina, quasi una e molto chiusa);
  • uvë (uva), fukë (fuoco, u chiusa) e bruttë (brutto, quasi una o molto chiusa).

modifica Consonanti

Per quanto riguarda le consonanti il dialetto presenta caratteristiche proprie dell'intera zona come la sonorizzazione delle consonanti sorde dopo una nasale: p, k e t diventano rispettivamente b, g e d:

  • kumbagnë (compagno);
  • angorë (ancora);
  • dendë (dente).

Anche l'accostamento ns varia, diventando nz (nën zaccë, non so)

modifica Grammatica

Fra i fenomeni sintattici notevole l'accusativo alla greca (a facciastortë: colei dalla faccia storta) o l'accusativo con preposizione ma solo nel caso di oggetto animato (è vist'a MMarië? Hai visto Mario?).

modifica Proverbi e detti in Foggiano

  • T'u puje vève nd'a nu becchjre d'acque! - Te lo puoi bere in un bicchiere di acqua (lo si dice riferendosi ad una persone onesta, leale e cortese)
  • T'u pute vøvë nd'a nu bbecchjìrë d'àkkwë!
  • E' murte 'u crejature e nen sîme chiù cumbare - È morto il bambino e non siamo più compari (succede che magari due persone per un periodo della loro vita abbiano interessi comuni e poi, di colpo, per mutate condizioni di vita, non si vedano più)

E múrtë u crëjatûre e nën-zîme cchiù cumbarë (Chiu contiene una postpalatale senza la i)

  • Stàke nu bagnë d'acquë - Sto in un bagno di acqua (lo si dice quando si è molto bagnati per il troppo sudore)
  • Santa Chiarë, doppë arrubàtë mëttirënë 'i portë dë firrë - A Santa Chiara dopo che rubarono, misero le porte di ferro (spesso si prendono provvedimenti solo dopo che sono avvenuti certi episodi; Santa Chiara è una chiesa di Foggia)
  • Chi spartë havë 'a megghja partë - Chi divide ottiene la parte migliore (chi gestisce, riesce sempre a trarne benefici)
  • 'U péscë fétë d'a càpë - Il pesce puzza dalla testa (quando una cosa va male, spesso la colpa è da attribuire non a chi ci lavora, ma a chi dirige le operazioni)
  • 'U crëtëcantë parlë sémbë a pungëcà' - La persona che critica,parla sempre per pungere (la persona abituata a criticare, parla sempre per far male)
  • Mazzë e panéllë fannë i figghjë béllë, panéllë senza mazzë fannë i figghjë com ù cazz - Botte e coccole fanno i figli belli, le coccole senza le botte fanno i figli maleducati (per crescere bene figli bisogna alternare severità e carezze)
  • E' jutë a cagnà l'acquë all'aulìvë - È andato a cambiare l'acqua alle olive (dicesi di una persona che è andata ad urinare, ricordando le operazioni che si fanno alle olive per la conservazione in salamoia)
  • Arravùgghjë e camìnë - Raccogli e cammina (fai finta di niente e tira avanti per la tua strada; arravùgghje letteralmente significa "attorciglia", ma in questo caso è utilizzato nel senso di raccattare la propria roba)
  • Gësë Cristë ‘i fàcë e ‘a Madonnë 'i ccocchjë - Gesù Cristo li fa e la Madonna li accoppia (spesso ci si trovano insieme due persone strane che si uniscono in coppia e la loro unione suscita ilarità)
  • N'agghjë fattë a 'timp a dicë: "Crìstë, ajutëmë" - Non ho fatto in tempo a dire: "Cristo aiutami" (si dice quando un fatto è avvenuto in maniera improvvisa e imprevedibile)
  • Quìllë che sondë, tu hè éssë; quìllë che sindë, ijë fujë - Quello che sono, tu sarai; quello che tu sei, io fui (monito che gli anziani ripetono ai giovani per portarli al rispetto della anziana età)
  • E' jutë abbascë fërtùnë - E'andato in bassa fortuna (dicesi di persona che,una volta ricca e fortunata, si trova a dover affrontare una realtà nuova e meno favorevole)
  • Nën z'accattë né pescë a pùrtë né cavëlë a l'ùrtë - Non si compra né pesce al porto, né cavoli all'orto (le migliori fregature si prendono laddove si ha più fiducia)
  • Addummannë a l'acquarulë si l'acquë è freschë - Domanda all'acquarolo se l'acqua è fresca (non bisogna fidarsi di quelle cose dette da uno a cui conviene dirle)
  • Sìmë arruàtë a chi sì tu e chi so' ijë - Siamo arrivati a chi sei tu e chi sono io (quando un litigio è violento, si arriva a dirsi tutto per sottolinearsi le diversità)
  • Quannë 'u diavëlë t'accarezzë vôlë l'anëmë - Quando il diavolo ti accarezza vuole l'anima (si dice di quella persona che si mostra benevola verso un'altra persona per poi ottenere una risposta favorevole ad una richiesta)
  • Stëcë appëzzëcàtë k'a sputàcchjë - Sta incollato con la saliva (si dice di un oggetto molto fragile o costruito male o con superficialità, prossimo allo sgretolamento)
  • Chi tandë tandë e chi nìndë nìndë - Chi tanto tanto e chi niente niente (si dice quando si mettono a confronto due realtà opposte, per esempio i ricchi, che vengono privilegiati, e i poveri, che non ricevono agevolazioni)
  • 'U vòvë dice a l'àsënë kërnùtë - Il bue dice all'asino cornuto (non bisogna guardare i difetti altrui perché non sempre sono differenti dai propri)
  • 'U littë cumë 'u fàjë accussì 'u truvë - Il letto come lo fai te lo ritrovi (se si lascia una cosa fatta male, anche dopo diverso tempo, la si ritrova nella identica situazione)
  • Chi pàghë prìme è màlë sërvìtë - Chi paga per primo è mal servito (chi si fida delle cose mai provate da nessuno può ricevere brutte sorprese)
  • Ha pigghiàtë assë pë fëgùrë - Ha preso asso per figura (utilizzato per evidenziare uno sbaglio madornale riconducendo il tutto al gioco delle carte, in cui l'asso, che ha il valore massimo, viene buttato via per una carta comune)
  • I mègghjë affàrë so' quìllë che nën zë fannë - I migliori affari sono quelli che non si fanno (detto da persone diffidenti nell'intraprendere nuove avventure)
  • 'U Signorë védë e pruvvédë - Il Signore vede e provvede (si dice a chi ha subito una disgrazia per consolarlo; equivalente dell'italiano Dio vede e provvede)
  • Fammë prìmë e fammë fèssë - Fammi primo e fammi fesso (Inizia pure da me; corro il rischio di prendere un bidone; ho fiducia in te)
  • Hammë fattë cittë cittë 'mmîzzë 'o mërcàtë - Siamo statti zitti zitti nel mezzo del mercato (si dice quando una cosa ritenuta segreta viene a conoscenza di molti perché ascoltata da orecchie indiscrete)
  • Quannë 'u povërë dàcë o ricchë 'u diavëlë s'a rirë - Quando il povero dà al ricco, il diavolo si fa una risata (si dice quando per ingiustizie sociali e per comportamenti fraudolenti, il povero è costretto a dare a chi sta molto meglio di lui)
  • È n'omë k'i mustazzë - È un uomo con i baffi (dicesi di un uomo vero, di uno che sa comportarsi da vero uomo)
  • Articulë quìndë, chi tènë mmanë ha vìndë - Articolo quinto, chi è di mano ha vinto (si riferisce a chi dispone del comando e dell'autorità per i propri comodi)
  • 'A vitë è n'affacciàtë dë fënestrë - La vita è una affacciata alla finestra (indica la brevità e la precarietà della vita ed incoraggia a viverla intensamente)
  • 'A chiagnë 'u murtë so' lacrëmë pérzë - A piangere il morto sono lacrime perse (quando una cosa è successa bisogna guardare avanti, non bisogna abbattersi più del dovuto)
  • Aria néttë nën tènë paurë dë sajèttë - L'aria pulita non ha paura dei fulmini (se si ha la coscienza a posto, non si ha niente da temere)
  • È jutë p'avé e è rumastë da dà - È andato per riscuotere e si è ritrovato debitore
  • È tuttë fumë e nìndë arrùstë - È tutto fumo e niente arrosto (dicesi di una persona che cerca di ostentare più qualità di quelle che in effetti possiede)
  • Sò nùvelë dë passàggë! - Sono nuvole di passaggio (si usa per consolare qualcuno che ha avuto un evento avverso ma di rapida soluzione)
  • Finë che 'u midichë studië 'u malàtë môrë - Mentre il medico studia, il malato muore (spesso se non si prende subito una decisione, la situazione precipita)
  • Nën m'avèssë arrët'rà 'a càsë - Non mi dovessi ritirare a casa (rappresenta un giuramento così determinato da mettere a repentaglio la propria incolumità)
  • Da Padrùnë de bastëmèndë a barkë d'affìttë - Da padone di bastimento a barca in affitto (si dice a chi è stato colpito da improvvisa sfortuna e che ha peggiorato la sua qualità di vita)
  • Ha da jì scàvëzë a Madonnë ‘i ngurnàtë! - Deve andare scalzo sino alla Madonna dell'Incoronata (dicesi di persona che ha ricevuto una fortuna o un qualunque evento favorevole)
  • I fungë a rocchië e i fessë a cocchië - I funghi a gruppo e i fessi pure (un fesso sta sempre in mezzo ad altri come lui)
  • Nën dëcènnë fessarìjë cumë Barbanèrë - Non dire fesserie come Barbanera (Barbanera era un vecchio almanacco che riportava anche le previsioni meteorologiche che secondo molti non erano proprio attendibili)
  • D'o màlë pagatorë acciaffë quillë chè pujë - Dal cattivo pagatore prendi tutto quello che puoi (quando una persona non è propensa a pagare i debiti, è meglio non essere rigidi e accontentarsi anche di una cifra inferiore perché è sempre meglio di non recuperare niente.
  • Chi më battêzzë m'ê cumbàrë - Chi mi battezza è il mio padrino (preferisco stare con chi mi dà un vantaggio, con chi sta dalla mia parte)
  • È bèllë ma n'abbàllë - È bello ma non balla (dicesi di una cosa o di una persona esteticamente bella ma inutile)
  • Gësë Cristë dàcë u pànë a chi nën ténë i dìndë - Gesù Cristo dà il pane a chi non ha i denti (spesso capitano fortune a chi non ha le capacità per sfruttarle)
  • L'è venùtë 'a bottë - Gli è venuta una botta (ha avuto uno scatto d'ira)
  • Brutta 'nfascë, bèlle 'nghjazzë - Brutta in fasce, bella in piazza (si dice di una ragazza diventata sempre più bella con il passare degli anni)
  • È nu cacasottë - È un cagasotto (dicesi di persona codarda)
  • 'A volë 'ngànne a caccià nu soldë - Si farebbe strozzare pur di non cacciare un soldo (dicesi di persona avara)
  • L'ha candàtë tuttë quandë u calannarië - Gli ha cantato tutto il calendario (gliene ha dette di tutti i colori)
  • 'A carnë së jettë e i cànë s'arraggënë - La carne si butta (C'è talmente tanta carne che si puà buttare) e i cani si arrabbiano - (si dice quando ci si trova in una situazione di abbondanza, tutti si accalcano per goderne)
  • A cicërë a cicërë s'énghjë 'a pëgnatë - Cece su cece si riempie la pignatta (un po' alla volta e con molta pazienza si realizza qualsiasi progetto)
  • 'A càsë d'i puvërillë nën manchënë stozzë - Nella casa dei poveretti non manca il tozzo di pane (con questo detto si evidenzia la generosità della povera gente)
  • 'A figghja môpë 'a mamme 'a 'ntendë - La figlia muta è compresa dalla mamma (basta poco ad una mamma per comprendere un problema di un figlio)
  • 'A gallina fàcë l'uve e o gallë 'i 'dusckë 'u culë - La gallina fa l'uovo e al gallo duole il sedere (si dice quando la gente si vanta di oneri che magari sono a carico di altri)
  • 'A carna tristë n'a vòlë manghë Cristë - La carne triste non la vuole nemmeno Cristo (si dice quando muore spesso la brava gente, mentre delinquenti e cattivi continuano a vivere serenamente)
  • Chi cummércë cambë e chi fatichë morë - Chi commercia vive, chi lavora muore (dicesi di quei lavori che richiedono meno sforzo di altri ma procurano un guadagno maggiore)
  • Chi tirë assàjë, 'a zôchë së spézzë - Se tiri troppo la corda, questa si spezza (non bisogna mai chiedere di più di quello che si può ottenere)
  • Chi parlë 'mbaccë nën èjë chiamàtë tradëtorë - Chi parla in faccia non viene chiamato traditore (Chi dice le cose chiaramente non viene identificato come traditore)
  • Chi tardë arrivë màlë alloggë - Chi tardi arriva male alloggia
  • Chi ténë magnë e chi nën ténë magnë e vévë - Chi ha mangia, chi non ha mangia e beve (spesso capita che dichiara di non avere niente sta meglio di colui che è dichiarato benestante)
  • I soldë fannë aprì l'ucchië è cëcàtë - I soldi fanno aprire gli occhi ai ciechi (i soldi sono in grado di corrompere qualsiasi cosa)
  • Chi sputë 'ngilë 'mbaccë li vénë - Chi sputa in cielo, in faccia gli torna (dicesi quando si accusa il prossimo di un qualcosa e poi lo si commette)
  • Criscë figghjë, criscë purchë - Cresci figli, cresci porci (dicesi quando il sacrificio speso per allevare i figli non viene riconosciuto dagli stessi, mentre, come dice il detto popolare, crescendo i maiali alla fine lo si può mangiare)
  • Hammë mësckàtë cénërë e pannë lurdë - Abbiamo mischiato la cenere con i panni sporchi (dicesi quando si fa di tutta l'erba un fascio)
  • 'U pulpë së cocë 'nda l'acqua sujë stéssë - Il polpo si cuoce nella sua stessa acqua (dicesi quando si fa un'azione che poi si ritorce contro)
  • Mundagnë e mundagnë nën së 'ncondrënë màjë - Montagna e montagna non si incontrano mai (solo le montagne non si incontrano tra di loro, quindi prima o poi c'è la possibilità che le persone si incontrino nuovamente)
  • D'ognë tëmpéstë vénë a' fine - Ogni tempesta ha la sua fine (dopo un periodo burrascoso c'è un periodo di calma)
  • E' fattë i cundë senz'u tavërnerë - Hai fatto i conti senza il taverniere (dicesi quando si progetta qualcosa senza tenere in considerazione colui che decide)
  • Quannë të cucë é nën te scalfë, hadda fa' 'a névë - Quando ti bruci e non ti scotti, sta per nevicare (detto popolare "meteorologico")
  • Figghjë, parîndë e nëputë quillë chë fàjë èjë tuttë përdutë - Figli, parenti e nipoti quello che fai è tutto perduto (dicesi quando si fa del bene ai parenti più stretti e non si viene neanche ringraziati)
  • E' megghjë èssë curnutë e no' màlë sëndutë - È meglio essere cornuti che non ascoltati (Lo si dice spesso quando si ha l'impressione che l'interlocutore non ascolti)
  • E' mënàtë a prétë e t'é 'mmucciàtë 'a mànë - Hai tirato la pietra e hai nascosto la mano (dicesi quando si spettegola alle spalle e non si ha il coraggio di dichiararlo)
  • Fa màlë e pinzë, fa benë e scùrdë - Fai del male e pensaci, fai del bene e dimenticatene (bisogna ricordarsi quando si fa del male a qualcuno in modo da non rifarlo, mentre se si fa del bene bisogna scordarselo per non richiedere cose in cambio)
  • Màlë nën facénnë, paurë nën havénnë - Male non fare, paura non avere (se non si fa del male, non si deve temere nessuno)
  • Ijë dikë "Agghjë" e quìllë rësponnë: "cëpòllë" - Io dico "aglio" e quello risponde "cipolla" (dicesi di persone che non si intendono)
  • N'a portë së chiudë e nu purtonë s'aprë - Una porta si chiude e un portone si apre (dicesi quando una cosa va male: non c'è da preoccuparsi perché può sempre accadere qualcosa di più favorevole)
  • I péttëlë chè nën së fannë a Natàlë nën së fannë némménë a Capëdannë - Le pettole che non si fanno a Natale non si fanno nemmeno a Capodanno (ogni cosa va fatta al momento giusto senza forzature)
  • 'U cànë d'a chjanghë adëjunë é lurdë dë sanghë - Il cane della macelleria è digiuno e sporco di sangue (dicesi quando colui che lavora di più ad un progetto poi è quello che ne gode meno degli altri)
  • Si jutë a Napulë p'accatta' nu curlë - Sei andato sino a Napoli per comprare una trottola (dicesi quando si fa molta strada per cose che si potrebbero trovare sotto casa)
  • Mo së fàcë tërà 'a cavezèttë - Ora si fa tirare la calza (dicesi quando qualcuno si fa pregare per fare una cosa che magari vuole e può fare anche senza l'insistenza di altri)
  • L'utemë pizzë adda' èssë 'a récchië - L'ultimo pezzo deve essere l'orecchio (dicesi quando si vuole picchiare qualcuno con tanta violenza da lasciare come ultimo pezzo integro solo l'orecchio)
  • Sottë a 'sta mànë nën chiovë - Sotto questa mano non piove (dicesi quando si assicura la protezione a qualcuno)
  • Pruméttë cértë e vénë ménë sëcurë - Promette certamente e viene meno sicuramente (è facile fare promesse ma è ancora più facile non mantenerle)
  • Quannë vàjë vàjë, truvë sèmbë 'a càsë accungiàtë - A qualsiasi ora vai, trovi sempre la casa ordinata (dicesi quando si sta parlando di una donna maniaca dell'ordine in casa)
  • Stipë sirpë che truvë anguillë - Conserva serpenti e troverai anguille (bisogna conservare le cose che oggi non servono perché le stesse un giorno potrebbero risultare utili)
  • Nu padrë cambë a' cindë figghjë e cindë figghjë nën ponnë camba' nu padrë - Un padre dà da vivere a cento figli e cento figli non riescono a far campare un padre (dicesi quando un padre, dopo essersi molto prodigato nei confronti dei figli, non riceve assistenza nel momento del bisogno)
  • Purë i pulëcë ténënë 'a tossë - Pure le pulci hanno la tosse (dicesi quando qualcuno parla a sproposito o interviene su argomenti sui quali non ha competenza)
  • 'U ciuccë portë 'a pagghjë e 'u ciuccë s'a magnë - L'asino porta la paglia e l'asino se la mangia (dicesi quando un invitato porta una vivanda e, invece di condividerla con gli altri commensali, ne usufruisce da solo)
  • Vàchë p'ajutë e trovë nu sdërrupë - Vado per avere un aiuto e trovo un burrone (dicesi quando si cerca un aiuto a chi sta peggio di noi)
  • I ciuccë fannë a litë e 'i varrilë së sfascënë - Gli asini litigano e i barili si rompono (dicesi quando si perde tempo a litigare e nel frattempo le situazioni cambiano e vengono meno i motivi per la lite stessa)
  • Tìnë a càpë frèschë - Hai la testa fresca (dicesi di colui che ha una mente giovane e allenata e per questo riesce in cose in cui una mente stanca non riesce)
  • Tínë l'acqua 'n càpë - Hai l'acqua in testa (dicesi di persona poco intelligente, indica la presenza di acqua al posto del cervello; altamente offensivo)
  • Sop'o cuttë l'acqua vullùtë - Sopra al cotto, l'acqua bollita (dicesi quando una situazione già precaria subisce un evento avverso che la peggiora ulteriormente)
  • Së mènë annànzë pë nën cadé - Si butta avanti per non cadere (dicesi di una persona che ammette parzialmente una colpa per evitare che si indaghi sulle sue reali responsabilità)
  • Chi lassë a stràdë vecchjë p'a novë, sàpë che lassë nën sàpë che trovë - Chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa cosa lascia ma non sa cosa trova (dicesi quando si cambia e non si sa cosa ci si aspetta)
  • U cànë muzzìchejë 'u strazzàtë - Il cane morde lo straccione (dicesi delle avversità che colpiscono solo coloro che già versano in una situazione spiacevole)
  • Nün volë ne' arà e ne' skurcià - Non vuole ne' arare la terra e ne' fare il macellaio (dicesi di uno scansafatiche, che non vuole abbassarsi a praticare nemmeno i mestieri più semplici e umili; il macellaio, infatti, viene chiamato skurciacavallë, cioè "colui che scuoia i cavalli")
  • A Madonnë sëpë chi portë u 'rëcchìnë - La Madonna sa chi porta l'orecchino (dicesi di segreti molto nascosti)
  • I matrëmonië che 'n së fannë 'n so' destënëtë - I matrimoni che non si realizzano non sono auspicati dal destino (dicesi quando un progetto non prende mai vita nonostante le buone intenzioni)
  • Non mettenn u carr annanz ai buoi - Non mettere il carro davanti a i buoi (dicesi quando uno precipita troppo le cose)
  • A procession, s ved quann' s'arritir - La processione si vede quando si ritira ( L'esito delle cose si vede alla fine)
  • T'zzün e caravün, ognun ognun a c's lôr - il tizzone e il carbone ognuno a casa proprio (Rivolto a chi si intromette nelle cose altrui)
  • Attindë attindë, pë nën capì nindë - Attento attento per non capire niente

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