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L'Aglianico del Vulture è un vino DOC del vitigno Aglianico, la cui produzione è consentita nella zona del Vulture, in provincia di Potenza (Basilicata). Con oltre 1500 ettari di superficie iscritta all'Albo dei vigneti e dei vini DOC, è annoverato tra i più grandi vini rossi d'Italia.[2] Le aziende del settore nel territorio del Vulture sono circa quaranta e producono, annualmente, circa due milioni e mezzo di bottiglie. Viene spesso definito il Barolo del Sud, date varie caratteristiche in comune con il vitigno piemontese.[3]
modifica Cenni storiciL'Aglianico del Vulture (come tutti i vitigni appartenenti all'Aglianico) ha origini molto remote e si ritiene che sia stato introdotto dai greci nel sud Italia tra il VII-VI secolo a.C. Altre fonti storiche che certificano l'antichità di questo vitigno sono costituite dai resti di un torchio dell'età romana ritrovati nella zona di Rionero in Vulture e da una moneta bronzea raffigurante l'agreste divinità di Dionisio, il cui culto fu poi ricondotto a quello di Bacco, coniata nella zona di Venosa nel quarto secolo a.C. Gli antichi romani lo ribattezzarono poi "Vitis Ellenica" e sfruttarono l'Aglianico per produrre il vino Falerno. L'origine del suo nome è incerta, c'è chi sostiene che sia ispirato all'antica città di Elea (Eleanico), sulla costa tirrenica della Lucania, e chi lo considera una semplice storpiatura della parola Ellenico. Una delle testimonianze storico-letterarie sulla storia di questo vitigno sono state lasciate da Quinto Orazio Flacco, scrittore e poeta latino originario di Venosa che esaltò le bellezze della sua terra e il vino in questione. Il nome originario (che sia stato Elleanico o Ellenico) fu cambiato nell'attuale Aglianico durante la dominazione aragonese nel corso del XV secolo, a causa della doppia l pronunciata gli nell'uso fonetico spagnolo. modifica DescrizioneL'Aglianico del Vulture è ottenuto dalla vinificazione in purezza delle uve appartenenti al vitigno omonimo, che si trova nei vigneti ubicati ai piedi del Monte Vulture, un vulcano spento da millenni. In questa zona l'Aglianico viene coltivato fino a 800 metri di altitudine, ma trova le condizioni piu' propizie fra i 200 e i 600 metri. Esistono due diciture per indicare il tempo di invecchiamento: Vecchio, per un minimo tre anni, e Riserva cinque anni. Il suo grado alcolico va dagli 11,5 ai 13 gradi. La resa delle uve in vino non deve essere superiore al 70%. Non può essere messo in commercio prima di un anno dalla vendemmia ed è preferibile consumarlo a partire dal terzo anno di età, che regge bene diversi anni di invecchiamento. Trova buoni accostamenti sia con carni bianche che rosse cotte allo spiedo, selvaggina e formaggi molto stagionati. A questo vino è dedicato l'Aglianica, evento che si svolge annualmente in uno dei comuni coinvolti nella sua produzione (Rionero, Barile, Melfi e Venosa sono degli esempi), ove, oltre alla degustazione dei vini, vengono offerti assaggi di prodotti tipici del Vulture, come salumi, miele e formaggi. I seminari sono guidati da esperti di livello nazionale. modifica Caratteristiche organolettiche
modifica Comuni che producono AglianicoSecondo l'articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica in data 18 febbraio 1971, che conferisce il marchio DOC al vitigno, i comuni interessati alla produzione dell'Aglianico del Vulture sono Rionero in Vulture, Barile, Rapolla, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Melfi, Atella, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania, escluse le tre isole amministrative di Sant'Ilario, Riparossa e Macchia del comune di Atella. modifica ProduzioneProvincia, stagione, volume in ettolitri
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